gelli-bianco – Avvocato Gianluca Mengoni https://www.avvocatogianlucamengoni.it Studio Legale Osimo Tue, 21 Jul 2020 20:48:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Responsabilità delle R.S.A. per infezione da Covid-19 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/2027/responsabilita-delle-rsa-per-infezione-da-covid-19 Sat, 18 Jul 2020 11:29:53 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=2027 Prendo spunto dopo aver frequentato il master “NUOVA RESPONSABILITÀ MEDICA DELLA STRUTTURA PUBBLICA E PRIVATA” per trattare in linea di massima la responsabilità delle R.S.A. per infezione da COVID-19 vista la mancanza di qualsiasi precedente giurisprudenziale.   L’emergenza pandemica ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica i numerosi decessi causati dal batterio all’interno delle strutture R.S.A., le ...

L'articolo: Responsabilità delle R.S.A. per infezione da Covid-19 è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Prendo spunto dopo aver frequentato il master “NUOVA RESPONSABILITÀ MEDICA DELLA STRUTTURA PUBBLICA E PRIVATA” per trattare in linea di massima la responsabilità delle R.S.A. per infezione da COVID-19 vista la mancanza di qualsiasi precedente giurisprudenziale.

Master: Nuova Responsabilità Medica Della Struttura Pubblica E Privata | Avvocato Gianluca Mengoni
Master: Accertamento Tecnico Preventivo | Avvocato Gianluca Mengoni

 

L’emergenza pandemica ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica i numerosi decessi causati dal batterio all’interno delle strutture R.S.A., le c.d. Strutture Residenziali Anziani. L’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato nel periodo dal 1 febbraio al 14 aprile che le morti nelle R.S.A. imputabili al virus sono state di oltre il 40% del totale, mettendo in evidenza tutte le criticità delle strutture, ma anche la situazione di abbandono a se stesse a cui sono state lasciate da parte delle istituzioni. È già notizia che la Procura di Bergamo abbia avviato indagini per epidemia colposa per mancata apertura zona rossa ad Alzano e Nembro oltre che per i morti nella R.S.A. e gestione Pronto Soccorso di Alzano, aprendo per il prossimo futuro scenari sulla responsabilità organizzativa delle R.S.A. per contagio da COVID-19 e possibili risarcimenti per i familiari delle vittime.
 
 

COME VALUTARE LA RESPONSABILITÀ DELLE R.S.A.

Sotto il profilo risarcitorio, i familiari delle vittime potranno procedere anche solo in sede civile, pur se l’esito dei giudizi penali influenzerà notevolmente l’esito di quelli civili. La questione andrà affrontata analizzando la responsabilità per deficit organizzativo della struttura e conseguente danno da infezione nosocomiale.

L’art. 1 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che i servizi sanitari devono essere erogati dalla Struttura in piena sicurezza, con la conseguenza che sarà responsabile ai sensi dell’art. 1218 c.c. per tutti quei fatti o eventi eziologicamente riconducibili a fenomeni di disorganizzazione: uno dei casi più frequenti è quello delle infezioni nosocomiali. Col termine “infezioni nosocomiali” si intendono generalmente infezioni insorte nel corso del ricovero ospedaliero, non manifestate clinicamente al momento dell’ingresso e riconducibili ad un deficit organizzativo della struttura. Con l’emergenza COVID-19, come è risaputo, la diffusione ha avuto origine anche dall’interno delle R.S.A. e ciò aprirà tutta una serie di potenziali controversie volte ad accertare se l’infezione era prevedibile ed evitabile.

La legge Gelli ha sancito in capo alle strutture una responsabilità contrattuale, con conseguente prescrizione in 10 anni del diritto al risarcimento e con notevole vantaggio per il danneggiato sotto il profilo dell’onere probatorio. Infatti l’attore dovrà provare soltanto:
1. Avere concluso il contratto con la R.S.A.;
2. Essere stato infettato da COVID-19 durante il ricovero (prova sicuramente agevole se il soggetto infettato fosse già da tempo ricoverato nella struttura, rappresentando l’unico possibile luogo dell’infezione)
3. Sussistenza del nesso causale fra l’infezione e il danno/morte secondo il principio giuridico del “più probabile che non”.

Sarà invece onere della R.S.A. provare il corretto e diligente adempimento (sicuramente complesso in caso di infezione da COVID-19), dando la prova liberatoria della imprevedibilità ed inevitabilità dell’infezione. Pertanto, assumerà valore decisivo la dimostrazione da parte della R.S.A. di aver tenuto un comportamento conforme a tutta una serie di circolari e direttive del Ministero della Salute riguardanti norme tecniche al fine di evitare il diffondersi del coronavirus che, laddove non fossero rispettate, potrebbero comportare l’insorgenza della responsabilità della R.S.A. (da valutarsi caso per caso).
 
 

COME ACCERTARE LA RESPOSABILITÀ DELLE R.S.A.

L’art. 8 legge 24/2017 (Gelli) prevede che chi intende esercitare avanti al Giudice Civile un’azione di risarcimento danni derivante da responsabilità sanitaria sia tenuto preliminarmente a proporre un ricorso ai sensi dell’art. 696 bis cpc per instaurare una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. Il Giudice, una volta depositato il ricorso, provvederà a nominare un medico legale e un medico specializzato nella disciplina oggetto della controversia; a questa consulenza dovranno partecipare sia le parti in causa ma anche la compagnia assicurativa della R.S.A., con l’obbligo di formulare l’offerta risarcitoria ovvero i motivi per cui si ritiene di non doverla formulare.

Che cosa dovranno accertare i CTU (“Consulenti Tecnici d’Ufficio”), ben sapendo che il loro responso sarà decisivo sulla possibilità o meno di ottenere il risarcimento:

  1. Accertare il nesso causale tra l’infezione COVID-19 e il decesso, che non sarà sempre facile nel caso di pregresse gravi patologie che avrebbero condotto comunque alla morte il paziente;
  2. Accertare in che misura l’infezione COVID-19 abbia influito sull’evoluzione dello stato morboso anticipandone la morte;
  3. Accertare se la persona sia stata contagiata all’interno della struttura;
  4. Accertare se l’adozione o meno da parte del direttore generale della R.S.A. di misure tecniche, sarebbe valsa o meno a prevenire l’infezione e precisare quale regola cautelare generale sia stata violata (per es. negligenza, imperizia oppure l’inosservanza specifica di un DPCM);
  5. Accertare la prevedibilità ed evitabilità dell’evento infezione, c.d. concretizzazione del rischio;
  6. Accertare se il soggetto era portatore di pregresse malattie e se la morte è dipesa dal coronavirus o da altre patologie;
  7. Accertare se all’interno della R.S.A. si siano verificati altri contagi e il numero dei decessi;
  8. Accertare se il numero dei ricoverati era conforme alla disponibilità posti letto della R.S.A.;
  9. Accertare la professionalità del personale medico-infermieristico e condizioni igienico-sanitarie;
  10. Accertare il periodo temporale in cui si è verificata l’infezione del soggetto ricoverato, specificando se rientrante nella fase evolutiva o decrescente della curva epidemiologica;
  11. Accertare se i familiari dei ricoverati erano stati fatti entrare nella struttura senza il controllo della temperatura;
  12. Accertare dopo quanti giorni i familiari sono stati informati del decesso del congiunto;

Naturalmente si trattano di quesiti di massima, visto che ad oggi non è stata ancora disposta una CTU per infezione da COVID-19.
 
 

COME QUATIFICARE IL RISARCIMENTO DEL DANNO

Nel caso in cui il CTU abbia accertato il nesso causale fra l’infezione da COVID-19 del ricoverato e il suo decesso, l’R.S.A. potrebbe rispondere altresì del danno da perdita anticipata della vita, cioè per il fatto che l’infezione da COVID-19 abbia anticipato la morte del paziente che si sarebbe comunque verificata per pregresse patologie. Per meglio far comprendere al lettore la liquidazione del danno da morte anticipata, prendo come riferimento la sentenza del Tribunale di Arezzo n. 943/2017 che, pur non riguardando un caso di decesso per COVID-19, contiene spunti validi per l’argomento qui trattato:

“Persona di anni 73 in data 27/1/2010 si sottoponeva ad un intervento chirurgico e a causa di un errore medico moriva il 4/9/2013, a distanza di 3 anni e 7 mesi dall’intervento, quando invece aveva un’aspettativa di vita secondo indici ISTAT di altri 12 anni.”

Il Tribunale di Arezzo dispiega questo ragionamento:

a fronte di un danno fisico subito pari al 100% le Tabelle del Tribunale di Milano quantificano il danno fisico/biologico in € 766.000,00 per cui per un singolo anno di vita il valore dovrebbe stimarsi in (766.000,00 : 12) = € 63.900,00 e per ogni mese in € 5.300,00.

Poiché nel caso in questione la sopravvivenza è stata di 3 anni e 7 mesi (ovvero mesi 43), a fronte di una probabilità statistica dell’80% di sopravvivenza di altri 5 anni (pari a mesi 60) tenuto conto di pregresse gravi patologie, la perdita anticipata della vita viene così liquidata:
(60 mesi – 43 mesi) = 17 mesi mancata sopravvivenza x € 5.300,00 = € 90.100,00 x 80% probabilità = € 72.000,00.

Prosegue il Giudice nel suo ragionamento affermando che la condotta colposa dei medici ha privato questa persona della possibilità durante il periodo di sopravvivenza (3 anni e 7 mesi= 1128 giorni) di condizioni di vita migliori, per cui a titolo di inabilità temporanea sempre all’80% riconosce la somma di € 60.500,00.

L’importo che è spettato al familiare del defunto è stato complessivamente di € 132.500,00.

Torno a ripetere che questo mio suggerimento su come potrebbe essere liquidato il danno da minor tempo di sopravvivenza dei soggetti deceduti nelle R.S.A. per COVID-19 è solo un’indicazione di massima, non essendoci ad oggi nessun precedente giurisprudenziale.

L'articolo: Responsabilità delle R.S.A. per infezione da Covid-19 è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento! https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1783/responsabilita-medica-sanitaria-ottieni-risarcimento Thu, 31 Oct 2019 13:32:07 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1783 Lo scopo di questo mio elaborato è quello di essere una sorta di “vademecum” per chiunque abbia subito un danno in ambito sanitario per riuscire a districarsi in materia giuridica ed ottenere il risarcimento.      NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se ...

L'articolo: Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento! è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Lo scopo di questo mio elaborato è quello di essere una sorta di “vademecum” per chiunque abbia subito un danno in ambito sanitario per riuscire a districarsi in materia giuridica ed ottenere il risarcimento.
 

 

 
NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se hai affrontato un intervento di chirurgia estetica i cui esiti ti spingono a richiedere un parere legale!
 

 

LA RESPONSABILITÀ CIVILE DEL MEDICO

È quella responsabilità che ricade in capo al medico per i danni cagionati ai pazienti che si sono sottoposti alle sue cure a causa di suoi errori o omissioni. Occorre precisare che sul medico grava un’obbligazione di mezzi, cioè non è tenuto a raggiungere un determinato risultato – come garantire la guarigione dalla malattia – ma utilizzare la diligenza professionale necessaria per raggiungerla.

LA RIFORMA GELLI

La legge n.24/2017 detta “Gelli-Bianco”  ha introdotto significative modifiche in tema di responsabilità medica, creando un doppio binario:

1. RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE DELLA STRUTTURA SANITARIA

Questa forma di responsabilità sorge quando fra il paziente e la Struttura Sanitaria si è instaurato un contratto di spedialità, cioè quando il paziente è stato accettato in ospedale ai fini di un ricovero ed ha firmato anche il consenso informato, oppure per una visita ambulatoriale, con la conseguenza che la Struttura Sanitaria dovrà mettere a disposizione del paziente macchinari, medicinali, personale medico e paramedico efficiente e preparato.

Quando la Struttura Sanitaria è responsabile?
La responsabilità opera:
– sia per carenze organizzative e strutturali;
ad esempio: il medico si trovi ad operare con strumenti totalmente inadeguati, i macchinari per la diagnostica non siano funzionati, la carenza o disorganizzazione del personale causino difetti di vigilanza sul paziente con conseguenti lesioni.
– sia per errori od omissioni del personale medico e ausiliario operante presso la medesima struttura sanitaria.

Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro la Struttura Sanitaria?
Il paziente danneggiato deve limitarsi a dimostrare:
contratto con la struttura;
insorgenza o aggravamento della patologia;
inadempimento del medico astrattamente idoneo a cagionare il danno

Come si tutelerà la Struttura Sanitaria?
La Struttura Sanitaria dovrà invece dimostrare:
– di non aver posto in essere nessun inadempimento;
– che il danno sia stato determinato da un evento imprevisto ed imprevedibile.
Ne consegue che qualora all’esito del giudizio permanga incertezza sull’esistenza del nesso causale fra condotta della Struttura e danno, questo ricada sul debitore/Struttura Sanitaria.
Nota bene: La richiesta di risarcimento del danno si prescrive in 10 anni dall’evento.

2. LA RESPONSABILITÀ DEL MEDICO

L’art.7 com.3 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che il singolo medico risponderà del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 cc (responsabilità fatto illecito) salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. I casi di responsabilità extracontrattuale ben potrebbero rinvenirsi per esempio negli interventi di urgenza o comunque in stato di incoscienza della vittima, ma anche nei confronti del medico di base, insomma dove manca il contratto con l’ospedale.

Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro il medico?
In questo caso l’onere probatorio è più gravoso per il paziente che agisce in giudizio perché deve dimostrare:
– il danno subito;
– il nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso;
– la colpa o dolo del sanitario.

Che cosa è il nesso di causalità?
Il nesso di casualità può essere definito come quel rapporto in cui la lesione subita dal paziente è diretta conseguenza dell’omissione o errore del medico. In altre parole il paziente dovrà dimostrare che il medico ha agito con dolo o colpa, ad esempio: conoscenze inadeguate delle tecniche previste nelle linee guida disciplinate dall’art.5 Legge Gelli-Bianco, da imprudenza o imperizia e, per tale motivo, ha subito un danno. Il sanitario a sua volta potrà difendersi provando che l’evento lesivo si è verificato per causa a lui non imputabile, oppure che l’esecuzione di una determinata operazione comportava tecniche esecutive di particolare difficoltà.
Nota bene: la richiesta di risarcimento danni si prescrive in 5 anni.

LA CARTELLA CLINICA

È il primo documento che il paziente si deve procurare per chiedere il risarcimento. La cartella clinica rappresenta il documento principale della presa in carico di un paziente, in quanto al suo interno sono riportate tutte le decisioni assunte nel suo interesse, gli interventi effettuati e il consenso informato.

Che cosa è il consenso informato?
Un intervento medico non può considerarsi lecito se prima il paziente non ha ricevuto dal medico le informazioni riguardanti la sua patologia e i trattamenti a cui sarà sottoposto e non ha dato il suo consenso libero e consapevole alle cure. Si deve trattare anche di un’informativa con indicazione di terapie alternative, il rischio di possibili complicanze, eventuali carenze strutturali dell’Ente Ospedaliero al quale il paziente si è rivolto.

Responsabilità Sanitaria: consenso informato | Avvocato Gianluca Mengoni

Che cosa è il dissenso informato?
Il paziente deve essere informato non solo dei pregiudizi che può comportare un intervento terapeutico, ma anche delle conseguenze a cui va incontro in caso di rifiuto consapevole alle cure, assumendosi la responsabilità del suo dissenso.

Qual è la responsabilità del medico per la violazione del consenso informato?
La Corte di Cassazione con varie pronunce fra cui la recente n.10414/2016 ha stabilito che “in materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il consenso informato impone al medico di fornire al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientifiche possibili riguardanti le terapie che intende praticare con le relative modalità e conseguenze sia pure infrequenti col solo limite dei rischi imprevedibili”.
Per cui la mancanza o invalidità del consenso informato, anche laddove l’intervento chirurgico sia perfettamente riuscito, ne determina l’arbitrarietà con conseguente responsabilità del medico, in quanto posto in violazione del diritto del paziente di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo (Cassazione penale 2347/2014).
I risarcimenti di cui il paziente può aver diritto per mancanza del consenso sono:
danno da salute, dimostrando che se avesse ricevuto una corretta informazione non si sarebbe sottoposto ad un determinato intervento con conseguenze invalidanti;
danno del diritto all’autodeterminazione, quando il paziente subisce un ulteriore pregiudizio di carattere patrimoniale e non.

INDIVIDUAZIONE E QUANTIFICAZIONE DEL DANNO SUBITO DAL PAZIENTE

Il danno subito dal paziente si può distinguere in due categorie:
Danno patrimoniale, che incide sui beni del danneggiato e può essere suddiviso in danno emergente, che consiste in una perdita economica e lucro cessante, dato da un mancato guadagno;
Danno non patrimoniale che si suddivide in danno biologico, danno morale e danno esistenziale.

Una volta stabilito il nesso di causalità tra un fatto illecito del medico e l’evento lesivo subito dal paziente, bisognerà quantificare il danno sulla base delle tabelle:
– di micro-invalidità con punteggio compreso fra 1% e 9%;
– di macro-invalidità con punteggio compreso fra il 10% e 100%;
e producendo documentazione medica con adeguata perizia medico-legale.

COME AVVIENE LA GESTIONE DEL SINISTRO

Con l’introduzione delle legge Gelli-Bianco la gestione dei sinistri diventa obbligatoria nell’organizzazione sanitaria e un ruolo fondamentale all’interno delle strutture ospedaliere lo svolge il Comitato Valutazione Rischi, che ha lo scopo di analizzare e valutare le richieste danni, gestire i rapporti con i danneggiati e/o loro studi legali per una composizione stragiudiziale delle vertenze. Nel caso in cui la richiesta danni venga respinta, il paziente con l’assistenza di un legale potrà adire il Giudice attraverso una particolare procedura obbligatoria.

CONSULENZA TECNICA PREVENTIVA CON FINI CONCILIATIVI ART. 696 BIS CPC

La consulenza tecnica va richiesta con ricorso al Tribunale in cui la Struttura Sanitaria ha la sede legale, il quale nomina un Consulente Tecnico di ufficio incaricato di redigere una perizia che in via preliminare accerti la responsabilità della Struttura/Medico e quantifichi il danno al fine di tentare una conciliazione fra le parti. In caso di mancato raggiungimento di un accordo, la perizia sarà comunque un valido sostegno per permettere al danneggiato di decidere con consapevolezza se proseguire o meno con un giudizio. Nel procedimento art. 696 bis cpc sono tenute a partecipare anche le Compagnie Assicurative della Struttura/Medico che hanno l’obbligo di formulare un’offerta di risarcimento o di comunicare i motivi per i quali non intendono formularla. Sicuramente il danneggiato con l’attivazione di questa procedura potrebbe nel termine di sei mesi avere il risarcimento, in alternativa è previsto il procedimento di mediazione ai sensi D.Lgs 28/2010 che ritengo inutile perché le Strutture Sanitarie non partecipano.

L’AZIONE DIRETTA DEL DANNEGGIATO CONTRO LA COMPAGNIA ASSICURATIVA DELLA STRUTTURA SANITARIA/MEDICO

Solo una volta esperita una di queste due procedure senza esito, il paziente potrà rivolgersi al Giudice per ottenere il risarcimento del danno e in ogni caso al paziente viene data la possibilità di agire direttamente contro la Compagnia Assicurativa che presta la copertura alla Struttura Sanitaria o al medico. Per agevolare l’azione diretta, la legge Gelli ha previsto l’obbligo per le Strutture Sanitarie di pubblicare nel loro sito web il nome dell’impresa assicuratrice. Va infine detto che con l’azione diretta è previsto l’obbligo di citare in giudizio anche la Struttura Sanitaria o il Medico (litisconsorzio necessario).
 

È possibile scaricare la versione .pdf dell’articolo:
“Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento!” (formato .pdf)

 

 
 

 
NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se hai affrontato un intervento di chirurgia estetica i cui esiti ti spingono a richiedere un parere legale!
 

 

L'articolo: Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento! è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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