In Diretta dal Foro – Avvocato Gianluca Mengoni https://www.avvocatogianlucamengoni.it Studio Legale Osimo Sat, 25 Jan 2020 18:47:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.3.2 Fibromialgia: una incognita legislativa https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1905/fibromialgia-incognita-legislativa Sat, 07 Dec 2019 21:36:43 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1905 Come legale della Fi.Mar Onlus ho ritenuto di pubblicare questo breve elaborato per portare a conoscenza degli interessati l’attuale iter legislativo sul riconoscimento di questa patologia. CHE COS’È LA FIBROMIALGIA? Si tratta di una sindrome dolorosa che si manifesta con una pluralità di sintomi: dolore muscolo scheletrico diffuso, affaticamento costante, una rigidità generalizzata, un sonno ...

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Come legale della Fi.Mar Onlus ho ritenuto di pubblicare questo breve elaborato per portare a conoscenza degli interessati l’attuale iter legislativo sul riconoscimento di questa patologia.

CHE COS’È LA FIBROMIALGIA?

Fibromialgia: una incognita legislativa | Avvocato Gianluca MengoniSi tratta di una sindrome dolorosa che si manifesta con una pluralità di sintomi: dolore muscolo scheletrico diffuso, affaticamento costante, una rigidità generalizzata, un sonno non ristoratore, mal di testa, la vescica iperattiva, intorpidimento, il formicolio atipico, prurito, scarsa resistenza all’esercizio fisico e una generale sensazione di debolezza. Lo stress, l’ansia e la depressione hanno una netta correlazione con questa patologia tanto da richiedere trattamenti di psicoterapia.

Nonostante la fibromialgia sia una patologia grave che colpisce un elevato numero di persone ed essendo caratterizzata da una pluralità di sintomi tale da considerarsi di interesse multidisciplinare, essa non è ancora riconosciuta come malattia invalidante a tutti gli effetti. Appare evidente l’urgenza di un approccio sistematico che consideri la patologia nel suo insieme e non come sommatoria di tanti sintomi. Anche se non esiste una cura specifica, essendo una malattia cronica, la fibromialgia richiede trattamenti multidisciplinari con farmaci convenzionali e non convenzionali.

IL DISEGNO DI LEGGE N.299 SUL RICONOSCIMENTO INVALIDANTE DELLA FIBROMIALGIA

Il disegno di legge fermo alla Commissione Sanità del Senato prende spunto dalle seguenti considerazioni:

  • innanzitutto dall’art. 32 della Costituzione dove si afferma che la Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e deve garantire cure gratuite agli indigenti, per cui lo Stato ha l’obbligo di riconoscere anche a chi soffre di fibromialgia, le necessarie cure, spese mediche come per qualsiasi altra malattia invalidante.
  • inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nonostante dal 1992 con la cosiddetta “Dichiarazione di Copenhagen”, l’abbia inserita nel Manuale di classificazione internazionale delle malattie ritenendola di carattere cronica, ancora oggi non tutti i Paesi Europei condividono tale posizione fra cui l’Italia.

Il disegno di legge partendo da queste considerazioni propone di riconoscere la fibromialgia come malattia invalidante con il conseguente inserimento tra le patologie che hanno diritto all’esenzione per il costo delle prestazioni sanitarie e al diritto alla pensione di invalidità. Questa proposta di legge prevede ancora l’individuazione sul territorio nazionale sia di strutture sanitarie pubbliche idonee alla diagnosi che alla riabilitazione della patologia, sia di centri di ricerca per lo studio di tale sindrome, inoltre dispone per campagne di informazione e sensibilizzazione al fine di diffondere una maggiore conoscenza dei sintomi della malattia, anche con la collaborazione di associazioni regionale senza scopo di lucro come la Fi.Mar Onlus; a tal fine il Ministero della Salute stipulerà specifiche convenzioni di volontariato operanti nelle Regioni che svolgono attività di prevenzione, informazione e ricerca innovativa su tale malattia.

Importante novità è quanto proposto all’art. 8 del Disegno di legge 299 dove si legge che il “Ministero del Lavoro e della Salute stipuleranno accordi con associazioni imprenditoriali per favorire l’accesso delle persone affette da fibromialgia all’attività telelavorativa nelle forme sia del lavoro a distanza sia del telelavoro domiciliare compatibilmente con la funzionalità dell’impresa”.
Ma ad oggi tutto questo rimane un’utopia.

LEGGE REGIONE MARCHE N.38/2017 RICONOSCE LA FIBROMIALGIA COME MALATTIA

In assenza di una normativa di livello nazionale, alcune Regioni fra cui la regione Marche con la Legge n.38 del 18/12/2017 riconosce la Fibromialgia e la Sensibilità Chimica Multipla (SCM) come patologia e ne promuove la prevenzione, la diagnosi, la cura e la realizzazione di un sistema integrato di interventi che prevede:

  • istituzione di un centro di riferimento regionale per diagnosi e cura che sarà istituito presso la Clinica Reumatologica dell’Università Politecnica delle Marche con sede nel presidio Ospedaliero Carlo Urbani di Jesi;
  • attivazione del registro regionale dei soggetti affetti da Fibromialgia e SCM;
  • rilascio certificazione malattia ai pazienti iscritti nel registro;
  • promozione di progetti sperimentali e di ricerca;
  • organizzazione campagne informative;
  • definizione dei protocolli per la presa in carico, la diagnosi e la cura dei pazienti.

In attesa che tutto questo sia operativo, oggi l’unica realtà a cui oggi il paziente si possa rivolgersi è l’associazione Fi.Mar Onlus che con la sua organizzazione e professionalità è l’unico punto di riferimento.

 

 
Fibromialgia: una incognita legislativa

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Responsabilità Medica del Chirurgo Estetico https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1851/responsabilita-medica-chirurgo-estetico Wed, 20 Nov 2019 21:35:52 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1851 LA RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO Questa forma di responsabilità medico-sanitaria è sempre più frequente vivendo oramai in un contesto sociale dove la bellezza è un elemento vitale per sentirsi socialmente adeguati; da un sondaggio l’Italia è il settimo Paese al modo per numero di interventi di chirurgia plastica. OBBLIGAZIONE DI MEZZI Anche l’obbligazione del medico ...

L'articolo: Responsabilità Medica del Chirurgo Estetico è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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LA RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO

Questa forma di responsabilità medico-sanitaria è sempre più frequente vivendo oramai in un contesto sociale dove la bellezza è un elemento vitale per sentirsi socialmente adeguati; da un sondaggio l’Italia è il settimo Paese al modo per numero di interventi di chirurgia plastica.

OBBLIGAZIONE DI MEZZI

Anche l’obbligazione del medico estetico, come quella assunta da qualsiasi altro medico, è un’obbligazione di mezzi e quindi sussiste responsabilità solo se non si è operato con prudenza, diligenza e perizia. Al riguardo è da segnalare la sentenza Tribunale di Bari n.1780/2011 in cui viene stabilito che ”l’obbligazione del chirurgo estetico è di mezzi, per cui non risponde del mancato raggiungimento del risultato che il cliente si attendeva, purchè non abbia commesso negligenza e imperizia, fermo l’obbligo del professionista di prospettare alla paziente realisticamente la possibilità dell’ottenimento del risultato perseguito”.

IL CONSENSO INFORMATO NELLA CHIRURGIA ESTETICA

Al riguardo il chirurgo dovrà fornire informazioni più dettagliate e precise rispetto a quelle relative ad operazioni ordinarie e tale accortezza è dovuta al fatto che gli interventi estetici non sono finalizzati al recupero della salute in senso stretto.
Occorre rammentare un caso significativo, nel quale un chirurgo estetico ha subito una condanna al risarcimento per danno morale in seguito alla violazione dell’obbligo informativo. La Corte d’Appello di Milano con sentenza del 30/1/2008 accertava la responsabilità del chirurgo e della Casa di Cura, condannandoli al risarcimento danni morali sofferto dalla paziente in conseguenza intervento mastoplastica (aumento del seno) che il sanitario eseguì scegliendo di installare una protesi di dimensioni inferiori rispetto a quanto richiesto dalla donna. Il fatto che l’esecuzione dell’intervento sia avvenuto correttamente ha un peso del tutto relativo, rispetto al dovere di informazione.

In conclusione il dovere informativo del chirurgo estetico deve essere massimo e capillare:
il paziente deve sapere tutte le possibili conseguenze dell’intervento, positive e negative, nonché le ripercussioni nella vita professionale e di relazione

CASI DI RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO

I casi di responsabilità potrebbero essere i seguenti:

1. RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO PER ERRORE ESECUTIVO

Il paziente potrà sicuramente contestare una lesione che gli sia derivata dall’intervento, quando ad esempio il medico obbligato a rifare il seno abbia poi procurato un danno concreto all’organo interessato dall’operazione, ovvero ad altri organi, per cui varranno le regole generiche in tema di responsabilità del medico-chirurgo per errore esecutivo. Ovviamente se la lesione è dovuta a circostanze non prevedibile (es. terremoto che muove la mano del chirurgo che lo porta ad incidere altri organi) la responsabilità del chirurgo non sussiste.

2. RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO NEL CASO DI INTERVENTO CON ESITO INFAUSTO NON ADDEBITABILE A CONDOTTA NEGLIGENTE DEL MEDICO

Se la lesione subita dal paziente (esito infausto) è avvenuta per motivi che non dipendono da un errore esecutivo del medico, ma che poteva essere prevedibile (perché eventi normali dell’intervento) e non erano stati illustrati nel consenso informato, non si ha una vera e propria responsabilità del medico, bensì una responsabilità dello stesso per negligenza adottata nella fase informativa. In questo caso il paziente non potrà contestare una lesione alla sua integrità fisica, ma una lesione al suo diritto all’autodeterminazione, domandando il risarcimento dei danni che avrà dovuto sopportare.
Al riguardo Cassazione 6/6/2014 n.12830 ha stabilito che quando un intervento di chirurgia estetica consegue un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare e l’accertamento di tale possibile esito il paziente non era stato informato, consegue la responsabilità del medico, quand’anche l’intervento era stato correttamente eseguito.

3. RESPONSABILITÀ DEL CHIRURGO ESTETICO NEL CASO DI INTERVENTO RIUSCITO MA CON RISULTATO ESTETICO DIFFERENTE RISPETTO A QUANTO SI ASPETTAVA IL PAZIENTE

In questo caso si possono verificare due ipotesi:

a. Il paziente lamenta un errore di esecuzione del medico, il quale pur non avendo provocato un esito infausto in senso stretto (non c’è stata lesione dell’organo su cui è intervenuto) ma ha errato nell’esecuzione del rifacimento con un risultato estetico non corretto (si pensi a seni asimmetrici). Il paziente potrà lamentare un danno estetico e varranno le regole generali della responsabilità medica.

b. Può capitare che l’intervento non raggiunga il risultato estetico che il paziente si aspettava, ma tale differenza estetica non dipende da un errore esecutivo del medico, bensì da alcune complicanze che hanno inciso sull’esecuzione (caratteristiche biologiche del paziente). Tenuto conto di tale eventualità, l’intervento può definirsi riuscito, ma occorre verificare se il medico poteva prevedere tale problematiche e se le aveva rappresentate al paziente nell’informativa. Nel caso il medico non abbia provveduto, il paziente avrà diritto al danno per lesioni al diritto all’autodeterminazione con conseguente danno morale ad esempio lamenta depressione e disagi psichici dovuti alla difficile accettazione della sua nuova fisionomia.
 
 

 

 
Questo articolo è un approfondimento in ambito di chirurgia estetica di un precedente articolo dedicato alla Responsabilità Medica e Sanitaria con l’analisi dei casi in cui è possibile ottenere una forma di risarcimento
 

 

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Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento! https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1783/responsabilita-medica-sanitaria-ottieni-risarcimento Thu, 31 Oct 2019 13:32:07 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1783 Lo scopo di questo mio elaborato è quello di essere una sorta di “vademecum” per chiunque abbia subito un danno in ambito sanitario per riuscire a districarsi in materia giuridica ed ottenere il risarcimento.      NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se ...

L'articolo: Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento! è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Lo scopo di questo mio elaborato è quello di essere una sorta di “vademecum” per chiunque abbia subito un danno in ambito sanitario per riuscire a districarsi in materia giuridica ed ottenere il risarcimento.
 

 

 
NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se hai affrontato un intervento di chirurgia estetica i cui esiti ti spingono a richiedere un parere legale!
 

 

LA RESPONSABILITÀ CIVILE DEL MEDICO

È quella responsabilità che ricade in capo al medico per i danni cagionati ai pazienti che si sono sottoposti alle sue cure a causa di suoi errori o omissioni. Occorre precisare che sul medico grava un’obbligazione di mezzi, cioè non è tenuto a raggiungere un determinato risultato – come garantire la guarigione dalla malattia – ma utilizzare la diligenza professionale necessaria per raggiungerla.

LA RIFORMA GELLI

La legge n.24/2017 detta “Gelli-Bianco”  ha introdotto significative modifiche in tema di responsabilità medica, creando un doppio binario:

1. RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE DELLA STRUTTURA SANITARIA

Questa forma di responsabilità sorge quando fra il paziente e la Struttura Sanitaria si è instaurato un contratto di spedialità, cioè quando il paziente è stato accettato in ospedale ai fini di un ricovero ed ha firmato anche il consenso informato, oppure per una visita ambulatoriale, con la conseguenza che la Struttura Sanitaria dovrà mettere a disposizione del paziente macchinari, medicinali, personale medico e paramedico efficiente e preparato.

Quando la Struttura Sanitaria è responsabile?
La responsabilità opera:
– sia per carenze organizzative e strutturali;
ad esempio: il medico si trovi ad operare con strumenti totalmente inadeguati, i macchinari per la diagnostica non siano funzionati, la carenza o disorganizzazione del personale causino difetti di vigilanza sul paziente con conseguenti lesioni.
– sia per errori od omissioni del personale medico e ausiliario operante presso la medesima struttura sanitaria.

Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro la Struttura Sanitaria?
Il paziente danneggiato deve limitarsi a dimostrare:
contratto con la struttura;
insorgenza o aggravamento della patologia;
inadempimento del medico astrattamente idoneo a cagionare il danno

Come si tutelerà la Struttura Sanitaria?
La Struttura Sanitaria dovrà invece dimostrare:
– di non aver posto in essere nessun inadempimento;
– che il danno sia stato determinato da un evento imprevisto ed imprevedibile.
Ne consegue che qualora all’esito del giudizio permanga incertezza sull’esistenza del nesso causale fra condotta della Struttura e danno, questo ricada sul debitore/Struttura Sanitaria.
Nota bene: La richiesta di risarcimento del danno si prescrive in 10 anni dall’evento.

2. LA RESPONSABILITÀ DEL MEDICO

L’art.7 com.3 della Legge 24/2017 (Gelli-Bianco) prevede che il singolo medico risponderà del proprio operato ai sensi dell’art. 2043 cc (responsabilità fatto illecito) salvo che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale assunta con il paziente. I casi di responsabilità extracontrattuale ben potrebbero rinvenirsi per esempio negli interventi di urgenza o comunque in stato di incoscienza della vittima, ma anche nei confronti del medico di base, insomma dove manca il contratto con l’ospedale.

Quali sono le prove da fornire nei giudizi contro il medico?
In questo caso l’onere probatorio è più gravoso per il paziente che agisce in giudizio perché deve dimostrare:
– il danno subito;
– il nesso causale tra condotta del sanitario ed evento dannoso;
– la colpa o dolo del sanitario.

Che cosa è il nesso di causalità?
Il nesso di casualità può essere definito come quel rapporto in cui la lesione subita dal paziente è diretta conseguenza dell’omissione o errore del medico. In altre parole il paziente dovrà dimostrare che il medico ha agito con dolo o colpa, ad esempio: conoscenze inadeguate delle tecniche previste nelle linee guida disciplinate dall’art.5 Legge Gelli-Bianco, da imprudenza o imperizia e, per tale motivo, ha subito un danno. Il sanitario a sua volta potrà difendersi provando che l’evento lesivo si è verificato per causa a lui non imputabile, oppure che l’esecuzione di una determinata operazione comportava tecniche esecutive di particolare difficoltà.
Nota bene: la richiesta di risarcimento danni si prescrive in 5 anni.

LA CARTELLA CLINICA

È il primo documento che il paziente si deve procurare per chiedere il risarcimento. La cartella clinica rappresenta il documento principale della presa in carico di un paziente, in quanto al suo interno sono riportate tutte le decisioni assunte nel suo interesse, gli interventi effettuati e il consenso informato.

Che cosa è il consenso informato?
Un intervento medico non può considerarsi lecito se prima il paziente non ha ricevuto dal medico le informazioni riguardanti la sua patologia e i trattamenti a cui sarà sottoposto e non ha dato il suo consenso libero e consapevole alle cure. Si deve trattare anche di un’informativa con indicazione di terapie alternative, il rischio di possibili complicanze, eventuali carenze strutturali dell’Ente Ospedaliero al quale il paziente si è rivolto.

Responsabilità Sanitaria: consenso informato | Avvocato Gianluca Mengoni

Che cosa è il dissenso informato?
Il paziente deve essere informato non solo dei pregiudizi che può comportare un intervento terapeutico, ma anche delle conseguenze a cui va incontro in caso di rifiuto consapevole alle cure, assumendosi la responsabilità del suo dissenso.

Qual è la responsabilità del medico per la violazione del consenso informato?
La Corte di Cassazione con varie pronunce fra cui la recente n.10414/2016 ha stabilito che “in materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, il consenso informato impone al medico di fornire al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientifiche possibili riguardanti le terapie che intende praticare con le relative modalità e conseguenze sia pure infrequenti col solo limite dei rischi imprevedibili”.
Per cui la mancanza o invalidità del consenso informato, anche laddove l’intervento chirurgico sia perfettamente riuscito, ne determina l’arbitrarietà con conseguente responsabilità del medico, in quanto posto in violazione del diritto del paziente di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo (Cassazione penale 2347/2014).
I risarcimenti di cui il paziente può aver diritto per mancanza del consenso sono:
danno da salute, dimostrando che se avesse ricevuto una corretta informazione non si sarebbe sottoposto ad un determinato intervento con conseguenze invalidanti;
danno del diritto all’autodeterminazione, quando il paziente subisce un ulteriore pregiudizio di carattere patrimoniale e non.

INDIVIDUAZIONE E QUANTIFICAZIONE DEL DANNO SUBITO DAL PAZIENTE

Il danno subito dal paziente si può distinguere in due categorie:
Danno patrimoniale, che incide sui beni del danneggiato e può essere suddiviso in danno emergente, che consiste in una perdita economica e lucro cessante, dato da un mancato guadagno;
Danno non patrimoniale che si suddivide in danno biologico, danno morale e danno esistenziale.

Una volta stabilito il nesso di causalità tra un fatto illecito del medico e l’evento lesivo subito dal paziente, bisognerà quantificare il danno sulla base delle tabelle:
– di micro-invalidità con punteggio compreso fra 1% e 9%;
– di macro-invalidità con punteggio compreso fra il 10% e 100%;
e producendo documentazione medica con adeguata perizia medico-legale.

COME AVVIENE LA GESTIONE DEL SINISTRO

Con l’introduzione delle legge Gelli-Bianco la gestione dei sinistri diventa obbligatoria nell’organizzazione sanitaria e un ruolo fondamentale all’interno delle strutture ospedaliere lo svolge il Comitato Valutazione Rischi, che ha lo scopo di analizzare e valutare le richieste danni, gestire i rapporti con i danneggiati e/o loro studi legali per una composizione stragiudiziale delle vertenze. Nel caso in cui la richiesta danni venga respinta, il paziente con l’assistenza di un legale potrà adire il Giudice attraverso una particolare procedura obbligatoria.

CONSULENZA TECNICA PREVENTIVA CON FINI CONCILIATIVI ART. 696 BIS CPC

La consulenza tecnica va richiesta con ricorso al Tribunale in cui la Struttura Sanitaria ha la sede legale, il quale nomina un Consulente Tecnico di ufficio incaricato di redigere una perizia che in via preliminare accerti la responsabilità della Struttura/Medico e quantifichi il danno al fine di tentare una conciliazione fra le parti. In caso di mancato raggiungimento di un accordo, la perizia sarà comunque un valido sostegno per permettere al danneggiato di decidere con consapevolezza se proseguire o meno con un giudizio. Nel procedimento art. 696 bis cpc sono tenute a partecipare anche le Compagnie Assicurative della Struttura/Medico che hanno l’obbligo di formulare un’offerta di risarcimento o di comunicare i motivi per i quali non intendono formularla. Sicuramente il danneggiato con l’attivazione di questa procedura potrebbe nel termine di sei mesi avere il risarcimento, in alternativa è previsto il procedimento di mediazione ai sensi D.Lgs 28/2010 che ritengo inutile perché le Strutture Sanitarie non partecipano.

L’AZIONE DIRETTA DEL DANNEGGIATO CONTRO LA COMPAGNIA ASSICURATIVA DELLA STRUTTURA SANITARIA/MEDICO

Solo una volta esperita una di queste due procedure senza esito, il paziente potrà rivolgersi al Giudice per ottenere il risarcimento del danno e in ogni caso al paziente viene data la possibilità di agire direttamente contro la Compagnia Assicurativa che presta la copertura alla Struttura Sanitaria o al medico. Per agevolare l’azione diretta, la legge Gelli ha previsto l’obbligo per le Strutture Sanitarie di pubblicare nel loro sito web il nome dell’impresa assicuratrice. Va infine detto che con l’azione diretta è previsto l’obbligo di citare in giudizio anche la Struttura Sanitaria o il Medico (litisconsorzio necessario).
 

È possibile scaricare la versione .pdf dell’articolo:
“Responsabilità Medica e Sanitaria: ottieni il risarcimento!” (formato .pdf)

 

 
 

 
NOVITÀ: Nuovo articolo di approfondimento dedicato alla Responsabilità Medica del Chirurgo estetico che ti consigliamo caldamente di leggere se hai affrontato un intervento di chirurgia estetica i cui esiti ti spingono a richiedere un parere legale!
 

 

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Quando viene negato l’assegno divorzile e di mantenimento ai figli? https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1720/quando-viene-negato-assegno-divorzile-e-mantenimento-figli Tue, 16 Apr 2019 21:04:44 +0000 https://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1720 Un’importante sentenza che crea un precedente in tema di divorzi e mantenimento del coniuge e dei figli. Scopriamo come è andata e le argomentazioni che hanno portato a questa decisione storica.     Sentenza n. — / 2019 pubbl. il 15/02/2019 RG n. — / 2014 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO ...

L'articolo: Quando viene negato l’assegno divorzile e di mantenimento ai figli? è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Un’importante sentenza che crea un precedente in tema di divorzi e mantenimento del coniuge e dei figli. Scopriamo come è andata e le argomentazioni che hanno portato a questa decisione storica.
 

 
Sentenza n. — / 2019 pubbl. il 15/02/2019 RG n. — / 2014

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di ANCONA

PRIMA CIVILE

Il Tribunale, in composizione collegiale nelle persone dei seguenti magistrati:
dott. Silvia Corinaldesi – Presidente
dott. Valentina Rascioni – Giudice Relatore
dott. Alessandro Di Tano – Giudice
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. promossa da ————– rappresentata e difesa dall’avv. ————– per procura a margine della memoria di costituzione e risposta ricorso introduttivo

RICORRENTE
contro
————– rappresentato e difeso dall’avv. Gianluca Mengoni per procura a margine della memoria di costituzione e risposta

RESISTENTE
nonché nei confronti di

Procura della Repubblica di Ancona in persona del procuratore pro tempore

INTERVENUTO

Sulle CONCLUSIONI

Precisate dalle parti all’udienza tenutasi in data 16.01.2019:

PARTE RICORRENTE:
“Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito, contrariis reiectis, dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto in Falconara Marittima (AN) il ————– tra la Sig.na ————– nata a ————– (AN) il ————– e residente a ————– (AN) ed il sig. ————– nato a ————– (AN) il ————– oggi residente a ————– con ogni conseguente statuizione come per necessità e/o legge ed alla seguenti condizioni:
1) Il sig. ————– verserà alla sig.na ————– assegno mensile di euro 350,00 quale contributo al mantenimento della stessa da versarsi entro il giorno 10 (dieci) di ogni mese e rivalutabile annualmente.
2) Il sig. ————– verserà alla figlia ————– la somma mensile di euro 250,00 entro il giorno 10 (dieci) di ogni mese, da rivalutarsi annualmente, a titolo di concorso nel mantenimento della stessa nei periodi nei quali non fosse occasionalmente occupata e sino a quando non avrà stabile e decorosa attività lavorativa.
3) Il sig. ————– contribuirà in ragione del 50% a tutte le spese straordinarie, sanitarie, formative e sportive che si renderanno necessarie e /o utili per la formazione professionale e culturale della figlia ————– Con ogni riserva di legge.”

PARTE RESISTENTE:
“Voglia L’On. Tribunale adito:
1. Dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio celebrato in data ————– tra ————– e ————–
2. Ordinare la trascrizione presso l’ufficio dello Stato Civile competente.
3. Regolare i rapporti economici come segue:
-in via orincipale disporre la revoca dell’assegno di mantenimento in favore della sig.ra ————– e in favore della figlia maggiorenne ————– in via subordinata disporre la riduzione dei suddetti assegni dr mantenimento.
4. Condannare la ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento.”

Svolgimento del processo e motivi della decisione

La ricorrente ha instaurato il presente procedimento al fine di sentir dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato tra le parti in data ————– , dal quale nel 1990 è nata una figlia, ————– deducendo che a decorrere dalla comparizione dinanzi al Presidente di questo Tribunale nell’ambito del procedimento di separazione consensuale (conclusosi con omologa in data ————– ), i coniugi non avrebbero più ripreso la convivenza; tali deduzioni della ricorrente sono state confermate dal resistente, il quale si è associato alla domanda di declaratoria sullo status. Deve pertanto ritenersi adeguatamente comprovato che tra i coniugi non sussiste più alcuna comunione spirituale né materiale e che tale comunione non può essere ricostituita; sussistono quindi i presupposti di legge per l’accoglimento della domanda previsti dall’art 3 n.2 lett. b) L.01.12.1970 n.898. Restano a questo punto da definire le ulteriori domande proposte dalla ricorrente, ovvero quella volta ad ottenere il riconoscimento di un assegno divorzile e dell’assegno di mantenimento per la figlia.

E’ bene a riguardo evidenziare che in sede di separazione non era stato riconosciuto alcun assegno di mantenimento in favore della resistente, la quale del resto non aveva neppure avanzato alcuna domanda in tal senso, ma era stato previsto solamente un contributo mensile, da parte dell’odierno resistente, per il pagamento del canone dell’immobile in locazione, oltre che un assegno di mantenimento per la figlia i, all’epoca dei fatti minorenne.
Durante il procedimento in esame è stata disposta un’indagine da parte della polizia tributaria nei confronti della sig.na ————– e del sig. ————–, tramite cui sono stati accertati i redditi del resistente e della ricorrente, la quale ha svolto attività lavorativa come operaia fino al 2009 e nel 2016 risultava avere un rapporto di lavoro domestico a tempo parziale, conclusosi nel novembre del 2017. Inoltre la ricorrente non ha più in locazione un immobile, bensì è usufruttuaria di un’immobile, di cui la figlia è nuda proprietaria.
Deve peraltro ritenersi che il contributo al pagamento del canone di locazione da parte dell’odierno resistente fosse stato previsto nella separazione consensuale quale contributo aggiuntivo al mantenimento della figlia minore, piuttosto che come assegno di mantenimento per l’ex moglie. Ad oggi, peraltro, la ricorrente non ha più la necessità di sostenere un canone di locazione.
E’ opportuno rammentare che all’assegno divorzile viene oggi riconosciuta sia una funzione assistenziale, nelle ipotesi in cui l’ex coniuge non abbia capacità lavorativa e di conseguenza non sia economicamente autosufficiente, sia una funzione compensativa, per i casi di matrimonio di lunga durata, in cui uno dei due coniugi abbia sacrificato la sua attività lavorativa per dedicarsi alla famiglia, contribuendo in tal modo, comunque, a creare il patrimonio familiare (Cass. SS. UU. n. 18287/2018).
Tali presupposti devono essere provati dal soggetto che ritiene sussistere il proprio diritto all’assegno divorzile: tale prova non è stata fornita nel procedimento in esame.
La ricorrente infatti negli anni successivi alla separazione ha intrapreso dei lavori, dimostrando di avere un’adeguata capacità lavorativa; nulla ha poi dedotto per quanto riguarda gli altri presupposti che giustificano oggi il riconoscimento dell’assegno divorzile.
S’impone quindi il rigetto della domanda avanzata a tal fine dalla ricorrente.
Per ciò che concerne la figlia ————–, ampiamente maggiorenne, il resistente continua a versare a titolo di mantenimento della stessa una somma parti a curo 300,00 mensili.
Dalla documentazione prodotta si evince peraltro che la figlia ha svolto attività lavorativa stagionale presso lo stabilimento balneare di proprietà del resistente dall’anno 2006 all’anno 2013.
Il diritto al mantenimento sorge in capo ai figli, anche maggiorenni, che non siano economicamente autosufficienti.
Il raggiungimento dell’autonomia economica deve essere valutata caso per caso, con riguardo specificatamente alle competenze, alla professionalità e al titolo di studi del figlio.
Si ritiene che il diritto al mantenimento venga meno quando i figli si inseriscono nel mondo del lavoro, dimostrando adeguata capacità lavorativa; pertanto può considerarsi economicamente autosufficiente il figlio che svolga lavori anche stagionali o a tempo determinato, come nel caso di specie (leggasi ad esempio Corte di Appello Catania 3/11/2016).
Nel caso di specie, poi, deve tenersi conto dei sopraggiunti obblighi e oneri in capo al resistente a seguito della nascita della figlia ————– in data .; la giurisprudenza di legittimità ha infatti dato rilievo al sopraggiungere di maggiori oneri familiari ove derivi dalla nascita di nuovi figli o comunque da situazioni che determinino obblighi giuridicamente rilevanti. (Cass. ordinanza n. 2620/2018).
Non sussistono quindi i presupposti per continuare a prevedere oggi un contributo al mantenimento in favore della figlia, ————– , ormai autonoma: la relativa domanda viene pertanto rigettata.
La soccombenza praticamente totale della ricorrente ne impone la condanna a rifondere le spese processuali anticipate dal resistente, secondo gli importi liquidati in dispositivo in considerazione dell’attività processuale svolta e dei parametri discendenti dal D.M. 55/2014.

P.Q.M.

Il Tribunale di Ancona, definitivamente pronunciando nella causa di cui in epigrafe, disattesa ogni diversa istanza, cosi decide:
Dichiara la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato a Falconara Marittima in data ————– tra ————– e ————– , trascritto nel registro degli atti di matrimonio del comune di I a (anno — parte II, serie A, n. Ordina all’Ufficiale di Stato Civile del comune di ————– di procedere all’annotazione della presente sentenza.
Rigetta la domanda proposta dalla ricorrente, ————– al fine di ottenere il riconoscimento di un assegno divorzile e di un assegno di mantenimento per la figlia ————–.
Dichiara tenuta e condanna la signora ————– a rifondere le spese processuali anticipate dalla controparte, liquidate in euro 4.850,00 oltre a rimborso forfettario spese generali e ad oneri fiscali e previdenziali nella misura di legge.

L'articolo: Quando viene negato l’assegno divorzile e di mantenimento ai figli? è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Cessione del quinto: scopri come ottenere il rimborso per estinzione o rinnovo del finanziamento in tempi rapidi! https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1290/cessione-del-quinto-scopri-come-ottenere-rimborso-estinzione-rinnovo-finanziamento Tue, 20 Feb 2018 21:36:32 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1290 Tutto quello che devi assolutamente sapere per poter ottenere un rimborso relativo ai costi affrontati per estinguere o rinnovare il finanziamento con cessione del quinto dello stipendioo della pensione.     Clicca le seguenti voci per approfondire gli aspetti chiave: ►Ho diritto ad un rimborso sul prestito o cessione del quinto rinegoziato in passato? ►Quali ...

L'articolo: Cessione del quinto: scopri come ottenere il rimborso per estinzione o rinnovo del finanziamento in tempi rapidi! è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Tutto quello che devi assolutamente sapere per poter ottenere un rimborso relativo ai costi affrontati per estinguere o rinnovare il finanziamento con cessione del quinto dello stipendioo della pensione.
 

 
Clicca le seguenti voci per approfondire gli aspetti chiave:

Ho diritto ad un rimborso sul prestito o cessione del quinto rinegoziato in passato?

Quali sono i costi che per cui ho diritto ad essere rimborsato?

Posso vedere un esempio di rimborso per estinzione o rinnovo di una cessione del quinto?

Qual è la procedura da seguire per chiedere il rimborso?

In quanto tempo riesco ad ottenere il rimborso per estinzione o rinnovo del finanziamento?

Nel web ho visto altre realtà trattare questo argomento, posso fidarmi?

Sono un pensionato che ha estinto / rinnovato una cessione del quinto della pensione: ho diritto ad un rimborso?

Come posso contattare l’avvocato Gianluca Mengoni? Ci sono costi da sostenere?

 
 

HAI ESTINTO O RINNOVATO UN FINANZIAMENTO CON CESSIONE DEL QUINTO? PROBABILMENTE HAI DIRITTO AD UN RIMBORSO!


Il consumatore che ha stipulato un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio o un finanziamento con delega di pagamento (forma di finanziamento che può aggiungersi alla cessione del quinto e la cui rata può incidere al massimo per un altro quinto dello stipendio), molto spesso non è a conoscenza o non viene informato che nel momento in cui estingue il prestito anticipatamente o lo rinnova con un nuovo finanziamento, l’istituto finanziario che lo ha erogato è tenuto a rimborsare alcuni costi che il consumatore ha pagato anticipatamente per tutto il periodo stabilito nel contratto.
Tale principio è stato espressamente chiarito nella comunicazione della Banca d’Italia del 10/11/2009 e del 7/4/2011, costantemente citate nelle decisioni arbitrali, parimenti nei regolamenti ISVAP n. 35 del 26/4/2012.

 

MA QUALI SONO I COSTI GIÀ AFFRONTATI PER CUI IL CONSUMATORE HA DIRITTO AD ESSERE RIMBORSATO?


1. in assenza di una chiara ripartizione nel contratto di finanziamento tra oneri e costi, avrà diritto alla quota parte delle commissioni finanziarie e di intermediazione.
2. avrà anche diritto al rimborso del premio assicurativo, distinto in rischio vita e rischio impiego naturalmente sempre in quota parte.
 
Per quanto riguarda il rimborso delle commissioni, se il consumatore ha maturato il diritto, di solito gli istituti finanziari non creano difficoltà per la liquidazione, mentre il rimborso assicurativo è più problematico (gli istituti che più frequentemente erogano questo tipo di finanziamento sono Agos, Neos, Accedo, Compass, Findomestic, Genialloyd, Groupama; istituti bancari che diffusamente concedono il finanziamento sono Unicredit ed Intesa Sanpaolo). Per prassi una volta presentata la richiesta di rimborso, l’istituto finanziario invita il consumatore per il rimborso assicurativo a rivolgersi alla Compagnia con cui è stata stipulata la polizza rischio vita o impiego. Ma le vicissitudini per il consumatore non sono terminate, perché le Compagnie rispondono che con l’entrata in vigore in data 19/12/2012 della Legge 221/2012, la rimborsabilità del premio è prevista soltanto per i contratti assicurativi in corso alla data del 19/12/2012 e non per quelli esauriti anteriormente al 19 dicembre 2012.
 
A tutte queste eccezioni pretestuose per non rimborsare i consumatori, per fortuna hanno fatto chiarezza le numerose pronunce emesse dagli Arbitrati Bancari e Giudici di Pace, affermando il principio “che il rimborso assicurativo deve essere corrisposto dall’intermediario finanziario con cui il consumatore ha concluso il contratto di finanziamento ed in quanto tale responsabile per la restituzione”, pertanto per quanto riguarda i rapporti tra intermediario Finanziario e Assicurazione sono questioni che entrambi devono risolvere tra loro in separata sede, tenendo fuori il consumatore.
Bisogna anche dire che questi tipi di rimborsi riguardano soprattutto contratti di finanziamento conclusi fino agli anni 2012/13 in cui la trasparenza bancaria lasciava a desiderare, oggi con l’entrata in vigore della nuova normativa molte Finanziarie si sono adeguate informando il consumatore.

 

ESEMPIO DI RIMBORSO PER ESTINZIONE O RINNOVO DI UN FINANZIAMENTO CON CESSIONE DEL QUINTO


(clicca per ingrandire)
Rimborso finanziamento cessione del quinto: schema addebiti | Avvocato Gianluca Mengoni
Consumatore stipula in data 21/1/2009 un finanziamento per € 26.640,00 con Banca X con un ammortamento della durata di 120 mesi.
Al momento della stipula gli vengono addebitate le commissioni finanziarie e accessorie nonché i premi assicurativi indicati nello schema di contratto seguente.
(schema)

Consumatore decide alla 48° rata di estinguere o rinnovare il finanziamento per cui avrà diritto ad un rimborso per commissioni e premio assicurativo secondo un criterio proporzionale per le successive 72 rate non godute:
1. rimborso commissioni € 1.751,00
2. rimborso assicurativo € 1.156,00

Totale rimborso € 2.907,00

 
 

COME SI CHIEDE IL RIMBORSO PER ESTINZIONE O RINNOVO DI UN FINANZIAMENTO CON CESSIONE DEL QUINTO


(clicca per ingrandire)
Rimborso finanziamento cessione del quinto: esempio risposta istituto finanziario | Avvocato Gianluca Mengoni
Si predispone l’atto di reclamo che verrà inviato per PEC all’istituto Finanziario/Bancario con cui si richiede il rimborso.
Per predisporre questo atto occorrono i seguenti documenti:
1. copia contratto finanziamento
2. copia prospetto liquidazione estinzione o rinnovo
3. copia documento identità + codice fiscale
Inviata la richiesta, l’istituto dovrebbe rispondere entro 30/60 gg con comunicazione tipo fac-simile di seguito riportato (clicca su immagine per il dettaglio)

Dopo di che il cliente dovrà firmarla e verrà inviata all’Istituto che provvederà a spedire l’assegno intestato al beneficiario presso lo studio dell’avvocato.

Nota Bene: può capitare che il reclamo non sempre venga accolto oppure accolto parzialmente perché l’istituto potrebbe aver già pagato al momento dell’estinzione e il consumatore non averne avuto consapevolezza.

 

TEMPISTICHE PER OTTENER UN RIMBORSO ESTINZIONE O RINNOVO DI UN FINANZIAMENTO CON CESSIONE DEL QUINTO


Una volta presentato il reclamo, la Finanziaria deve entro 30gg comunicare se lo accoglie o meno.
In caso di esito positivo, i tempi per ricevere il pagamento variano a seconda che si tratti del rimborso delle commissioni, che generalmente si ottengono in 30/60gg mentre per il rimborso assicurativo trascorrono anche diversi mesi per il meccanismo di contestazione fra Finanziaria e Compagnia assicurativa, su chi debba provvedere al pagamento.
Questi termini sono solamente indicativi, perché la tempistica dipende anche dalla serietà o meno dell’Istituto Finanziario: per esempio tutti i rimborsi Neos Banca, oggi Intesa San Paolo sono veloci e puntuali, mentre con le Finanziarie minori diventa difficile ottenerli, costringendo il consumatore anche a ricorrere al Giudice di Pace.

 

IL GIUDIZIO DEGLI UTENTI SU ALTRE REALTÀ ONLINE CHE TRATTANO I RIMBORSI PER RINNOVO O CESSIONE DI UN FINANZIAMENTO CON CESSIONE DEL QUINTO… NON TUTTO È ORO QUELLO CHE LUCCICA!


(clicca per ingrandire)
Rimborso finanziamento cessione del quinto: come si comportano gli altri
Negli esempi riportati alcuni utenti si lamentano riguardo a come la propria pratica sia stata gestita in maniera in maniera superficiale, oppure in merito a richieste di compensi esagerati…
 
Non sempre gli altri mantengono le promesse fatte!

 
 

SEI UN PENSIONATO CHE HA ESTINTO HO RINNOVATO UNA CESSIONE DEL QUINTO SULLA PENSIONE?


Niente paura! Gli stessi principi e le spiegazioni di cui sopra valgono anche in caso di rinnovo o estinzione di una cessione del quinto sulla pensione da parte di un pensionato. Se sussistono le condizioni, anche un pensionato inps può essere rimborsato di alcuni costi!
 
 

NON SBAGLIARE: SCEGLI UN’ASSISTENZA LEGALE SERIA E PROFESSIONALE!


Il servizio di consulenza svolta dallo Studio Legale Avvocato Gianluca Mengoni è veloce ed intuitivo: per sapere se si ha diritto o meno ad un rimborso e per cercare di ottenerlo in tempi rapidi il consumatore deve inviare:
1. copia contratto finanziamento
2. prospetto liquidazione o almeno a quale rata è stato estinto o rinnovato il finanziamento
 
Dopo di che, se il consumatore ha diritto al rimborso, potrà dare incarico all’avv. Mengoni con mandato scritto e firma accordo del compenso pari ad una percentuale sulla somma incassata.
In caso di esito negativo, nessun compenso verrà richiesto dall’avvocato.
Per questi tipi di rimborsi vengono richiesti dai vari operatori compensi molto alti, anche del 50% sul ricavato e che vengono accettati perché il consumatore ragiona che comunque sono soldi su cui non faceva conto.

L’avvocato Mengoni ha sempre richiesto una percentuale di compenso molto più bassa di quella praticata sul mercato relativamente ai rimborsi per estinzione o rinnovo del finanziamento sulla cessione del quinto!

 
 

Cessione del quinto: scopri come ottenere il rimborso per estinzione o rinnovo del finanziamento in tempi rapidi! | Avvocato Gianluca Mengoni

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Vuoi sapere a quanto ammonta il risarcimento in caso di incidente stradale? https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1215/a-quanto-ammonta-risarcimento-incidente-stradale Thu, 20 Jul 2017 13:06:23 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1215 Con questo articolo lo Studio Legale Avvocato Gianluca Mengoni vuole fornire all’assicurato un’informazione a 360° su tutte le forme di risarcimento alle quali potrebbe aver diritto in caso di coinvolgimento in un incidente stradale. DANNO PATRIMONIALE Il danno patrimoniale è rappresentato dalla lesione al patrimonio dell’assicurato ed è rappresentato sotto una o più di queste ...

L'articolo: Vuoi sapere a quanto ammonta il risarcimento in caso di incidente stradale? è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Con questo articolo lo Studio Legale Avvocato Gianluca Mengoni vuole fornire all’assicurato un’informazione a 360° su tutte le forme di risarcimento alle quali potrebbe aver diritto in caso di coinvolgimento in un incidente stradale.

DANNO PATRIMONIALE

Il danno patrimoniale è rappresentato dalla lesione al patrimonio dell’assicurato ed è rappresentato sotto una o più di queste forme:

Danno emergente è quello che il danneggiato subisce dovendo provvedere alla spesa necessaria per la riparazione del veicolo. In caso di sinistro, quando vengono riportati danni al mezzo, sorge in capo all’Assicurazione l’obbligo di risarcire il costo della riparazione. Il risarcimento di tale danno può in alcuni casi avvenire in forma specifica, vale a dire che il mezzo incidentato dovrà essere riparato in modo accurato e tornare alle condizioni originarie. In altri casi, invece, può accadere che se il danno al veicolo è superiore al valore del veicolo stesso, il risarcimento avvenga per equivalente ai sensi dell’art. 2058 comma 2 codice civile; in tal caso ad essere risarcito non sarà il costo della riparazione del mezzo ma il valore commerciale che esso aveva al momento dell’incidente. In questa seconda modalità di risarcimento può capitare di ricevere molto spesso, una liquidazione non propriamente equa, che potrebbe non essere sufficiente per affrontare l’acquisto di un nuovo mezzo. E’ pertanto importante comprendere i parametri in base ai quali verrà determinato il risarcimento in caso di antieconomicità delle riparazioni:
1. determinazione valore ante-sinistro del veicolo in base quotazione eurotax;
2. diritto al rimborso quota parte tassa circolazione;
3. costo immatricolazione altro veicolo;
4. costo demolizione veicolo danneggiato;
5. costo trasporto veicolo presso autodemolitore.
Resta ad ogni modo al danneggiato la possibilità di dimostrare che il proprio mezzo aveva un valore ante-sinistro superiore a quello di mercato, in particolare se erano state su di esso realizzate modifiche o se esso si trovava in uno stato di conservazione eccellente.

Lucro cessante è il minor guadagno che il danneggiato subisce in seguito ad un incidente; si pensi, ad esempio, alla riduzione degli introiti per un libero professionista impossibilitato a lavorare per diverso tempo a causa delle lesioni riportate in conseguenza di incidente.

Fermo tecnico è il danno che il proprietario viene a subire per essere stato privato dell’utilizzo del mezzo per il periodo necessario alle riparazioni dello stesso. Secondo recenti orientamenti giurisprudenziali, il danno da fermo tecnico deve essere dimostrato e viene liquidato dietro presentazione di fatture di spese (ad esempio, costi per noleggio di auto sostitutiva).

AGGIORNAMENTOTestimoni. Per il risarcimento dei danni che riguardano sole le cose (automobili) e non le persone, l’assicurato deve indicare immediatamente eventuali testimoni, se non lo fa, non potrà chiamarli a deporre nel caso in cui citasse in giudizio la Compagnia Assicurativa per ottenere il risarcimento. Comunque nel caso in cui non sono indicati testimoni è prevista la possibilità che la Compagnia li richieda entro 60 gg dalla denuncia del sinistro e l’assicurato ha 60 gg per rispondere.

Alcune sentenze relative al “Danno Patrimoniale”.

Sul “Danno Emergente”: Sentenza del Giudice di Pace di Vibo Valentia
La sentenza del Giudice di Pace di Vibo Valentia del 22/3/2017 è veramente innovativa, in quanto si discosta dall’orientamento consolidato della Cassazione affermando sostanzialmente che “se il danno riportato da un veicolo a seguito di incidente stradale superi il suo valore di mercato, ha diritto alla riparazione integrale.”
Fino ad oggi, periti e Assicurazioni liquidavano in caso di riparazioni antieconomiche, solo il valore commerciale dell’auto, con gravi conseguenze economiche per tutti quei proprietari di auto seppur datate, ma che rappresentavano un bene che non erano in grado di sostituire. La sentenza del Giudice di Pace di Vibo Valentia è ancora una pronuncia isolata, speriamo che almeno gli altri Giudici di Pace d’Italia seguano lo stesso orientamento, magari per tutti quegli assicurati che dimostrino che a causa delle loro condizioni economiche disagiate, non sono in grado di pagare di tasca propria l’integrale riparazione del danno.

Sul “Fermo Tecnico”: Sentenza n. 2070 del 30/1/2014
Il danno da fermo tecnico ha come presupposto che il danneggiato per un certo periodo abbia sopportato le spese di gestione dell’auto, pur senza poterla utilizzare, poiché la stessa era in riparazione”. Con questa sentenza la Cassazione ha chiarito che il proprietario ha diritto al rimborso sia delle spese che ha dovuto subire per il mancato utilizzo dell’auto durante la riparazione in officina e sia tutte le svariate voci di danno. Tra queste ad esempio le spese sostenute per il noleggio di altra vettura o le spese per utilizzo mezzi pubblici. Le Compagnie Assicurative di solito provvedono al pagamento del fermo tecnico dietro presentazione di fattura di spese, ma anche in via equitativa purchè la durata della riparazione non sia stata particolarmente breve.

Sinistro Stradale Danno Patrimoniale | Avvocato Gianluca Mengoni

DANNO NON PATRIMONIALE

Nella circolazione stradale il danno non patrimoniale è costituito dal danno biologico, ossia la lesione all’integrità psico-fisica. La valutazione di tale danno avviene mediante accertamento medico, che terrà conto sia dell’invalidità temporanea (vale a dire il periodo trascorso tra il giorno del sinistro e la guarigione, con o senza postumi) sia dell’invalidità permanente (vale a dire tutte quelle conseguenze negative residuanti, che il danneggiato non può eliminare neppure continuando a curarsi). L’ammontare del risarcimento di tale danno è calcolato solitamente utilizzando delle tabelle che individuano una somma di denaro per ogni giorno di invalidità temporanea e per ogni punto percentuale di invalidità permanente. Va specificato che la quantificazione del danno sarà differente a seconda che le lesioni siano c. d. micropermanenti o c. d. macropermanenti. La linea di confine tra tali due voci è costituita dai 9 punti percentuali: se tale soglia è superata si hanno lesioni macropermanenti, in caso contrario le lesioni si considerano di lieve entità.

AGGIORNAMENTO – È stata introdotta la TABELLA UNICA NAZIONALE, al fine di determinare il valore risarcitorio per ogni singolo punto considerando i coefficienti di variazione determinati dall’età del danneggiato, che si applicherà sia per le MACROLESIONI, ovvero i danni riguardanti un’invalidità tra il 10% e il 100% e sia per le MICROLESIONI, ovverosia quelle comprese tra 1% e 9% punti di invalidità. Si pone fine in questo modo ad una disparità di trattamento fino ad oggi in essere tra le varie Regioni d’Italia.
Inoltre in materia di microlesioni, il legislatore ha stabilito che tali lesioni possono dare luogo a risarcimento per danno biologico permanete, solamente se sono accertabili con strumentazione clinico-obbiettive.
Per capirci, ad es. il classico colpo di frusta sarà suscettibile di risarcimento solamente se in seguito al sinistro, il danneggiato si sia recato al pronto Soccorso dell’ospedale, avrà effettuato radiografie e una volta cessato il periodo di inabilità temporanea, avrà effettuato nuovi accertamenti strumentali (es. TAC) che confermi il trauma al rachide cervicale.

DANNO DA MORTE DI UN CONGIUNTO

Il danno da morte viene calcolato con un sistema tabellare, dal quale si ricava un punteggio numerico che, moltiplicato per una somma di denaro predeterminata, individua il risarcimento spettante ai superstiti. Il punteggio numerico è determinato in relazione ai seguenti parametri:
1. rapporto di parentela tra la vittima e il superstite;
2. età del superstite;
3. età della vittima;
4. convivenza tra vittima e superstite;
5. composizione nucleo familiare.

FONDO DI GARANZIA PER VITTIME DELLA STRADA

Il Fondo di Garanzia risarcisce i danni causati dalla circolazione dei veicoli nei casi seguenti:
1. il sinistro sia stato causato da veicolo o natante non identificato;
2. il veicolo o natante non risulti coperto da assicurazione;
3. il veicolo o natante risulti assicurato presso una Compagnia che al momento del sinistro si trova in stato di liquidazione;
4. Il veicolo sia posto in circolazione contro la volontà del proprietario;
5. il sinistro sia cagionato da un veicolo estero con targa non corrispondente allo stesso veicolo.
Nel primo caso il risarcimento è dovuto solo per danni alla persona. In caso di lesioni fisiche con invalidità permanente superiore al 9%, il risarcimento è dovuto anche per i danni alle cose con franchigia di € 500. Nel secondo caso il risarcimento è dovuto per danni sia alla persona sia alle cose. Naturalmente non è facile essere risarciti. Infatti, nella prima ipotesi il danneggiato deve fornire la prova a mezzo di testimoni dell’avvenuto incidente, sporgere querela contro ignoti all’Autorità Giudiziaria e documentare i danni subiti. Nella seconda ipotesi sarebbe opportuno fornire il certificato assicurativo scaduto del veicolo di controparte, che costituisce la prova della mancanza di copertura assicurativa del veicolo del responsabile.

INCIDENTI IN ITALIA CON VEICOLI ESTERI

In caso di sinistri verificatisi in Italia ove risulta coinvolto un veicolo immatricolato all’estero, per richiedere il risarcimento occorre inviare una richiesta all’UFFICIO CENTRALE ITALIANO (UCI) con sede a Milano, indicando tutti i dati del sinistro, i veicoli coinvolti e gli estremi dell’assicurazione del veicolo estero. Ricevuta la richiesta danni, l’UCI incarica la società nominata dalla Compagnia assicuratrice estera, che provvederà alla gestione del sinistro e disporrà l’offerta risarcitoria o il rifiuto del risarcimento.

DANNO AL PEDONE

L’art. 191 Codice della Strada disciplina il comportamento che i conducenti dei veicoli devono mantenere nei confronti dei pedoni. In particolare, quando il traffico non è regolato da agenti o semafori, i conducenti devono dare la precedenza ai pedoni che transitano sugli attraversamenti pedonali. Sulle strade sprovviste di attraversamenti, i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza. L’esistenza della presunzione di cui al primo comma dell’art. 2054 codice civile (aver fatto di tutto per evitare il danno) non esime il Giudice dall’effettuare un’indagine circa il comportamento tenuto dal pedone al fine di verificare profili di un concorso di colpa, come l’aver attraversato fuori dalle strisce pedonali.

CONCORSO DI COLPA

Negli incidente stradali si ha concorso di colpa quando un sinistro è cagionato non per responsabilità esclusiva di uno dei conducenti, ma per colpa di entrambi. L’art. 2054 comma 2 codice civile afferma che, in caso di scontro tra veicoli, si presume fino a prova contraria che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli. Di questa presunzione ci si può liberare soltanto dimostrando di aver tenuto un comportamento esente da colpa e conforme alle norme del codice della strada. La valutazione delle quote di responsabilità non è predeterminata, ma strettamente connessa al caso concreto e alla ricostruzione dei fatti.

Alcune sentenze relative al “Concorso di Colpa”

Cass 9/12/2010 n.24860 Anche in caso di accertamento della colpa grave di uno dei due conducenti, il giudice del merito ha l’obbligo di accertare la eventuale responsabilità concorrente dell’altro conducente. In tema di responsabilità derivante da circolazione stradale, il giudice che abbia in concreto accertato la colpa di uno dei conducenti non può, per ciò solo, ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dall’art. 2054 c.c., comma 2, ma è tenuto ad accertare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida irreprensibile.

Cass 19/2/2014 n.3876 La Corte di Cassazione ha ribadito il principio di diritto, secondo cui “In tema di responsabilità civile per i sinistri occorsi nella circolazione stradale, la presunzione di colpa prevista in ugual misura a carico di ciascuno dei conducenti dall’art. 2054 c.c., comma 2, ha funzione meramente sussidiaria, giacchè opera solo ove non sia possibile l’accertamento in concreto della misura delle rispettive responsabilità, con la conseguenza che, nel caso in cui risulti che l’incidente si è verificato per esclusiva colpa di uno di essi e che, per converso, nessuna colpa è ravvisabile nel comportamento dell’altro, quest’ultimo è esonerato dalla presunzione suddetta e non è, pertanto, tenuto a provare di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

SINISTRI CON TAMPONAMENTO A CATENA

Nei sinistri con tamponamenti a catena, ovvero quelli che coinvolgono diversi veicoli l’uno dietro l’altro, per determinare il responsabile alla cui assicurazione rivolgere la richiesta di risarcimento danni occorre effettuare una distinzione tra sinistro avvenuto tra mezzi fermi in colonna e sinistro avvenuto tra mezzi in movimento.
Nel primo caso, la giurisprudenza ha ritenuto che la responsabilità vada addebitata al conducente dell’ultimo veicolo;
nel secondo caso occorre invece fare riferimento all’art. 2054 comma 2 codice civile che disciplina il concorso paritario di responsabilità, per cui tale presunzione fa scattare in capo ad ogni conducente la responsabilità nei confronti del veicolo che lo precede.

RISARCIMENTO DEL TERZO TRASPORTATO

L’art. 141 Codice delle Assicurazioni stabilisce che, salva l’ipotesi di caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato debba essere risarcito, entro il massimale di polizza imposto per legge, dall’impresa di assicurazione del mezzo sul quale viaggiava al momento del sinistro. Ciò a prescindere dall’accertamento della responsabilità nella causazione o meno dell’incidente.

Lo Studio legale Avvocato Gianluca Mengoni può determinare un preventivo di massima del tuo risarcimento patrimoniale e non patrimoniale, tramite il servizio “Avvocato online”, se verranno fornite le seguenti informazioni:
1. descrizione del sinistro;
2. invio copia libretto circolazione del veicolo;
3. preventivo danni del veicolo;
4. invio certificato medico del Pronto Soccorso;
5. nomi delle Compagnie assicuratrici dei veicoli coinvolti.

È possibile scaricare la versione .pdf dell’articolo:
“Vuoi sapere a quanto ammonta il risarcimento in caso di incidente stradale?” (formato .pdf)

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Sovraindebitamento: liberati dai debiti con la nuova procedura! https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1107/sovraindebitamento-come-liberarsi-dai-debiti-nuova-procedura-legge-n-32012 Tue, 02 Feb 2016 21:01:40 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1107 Con la nuova procedura messa a disposizione dalla Legge n.3/2012, il consumatore può esdebitarsi, ossia cancellare tutti i debiti senza essere costretto a pagare per tutta la vita! Con il D.M. 24/9/2014 n. 202 è stato istituito il registro degli ORGANISMI relativi alla gestione della CRISI da SOVRAINDEBITAMENTO. Nel registro possono essere iscritti a domanda, ...

L'articolo: Sovraindebitamento: liberati dai debiti con la nuova procedura! è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Con la nuova procedura messa a disposizione dalla Legge n.3/2012, il consumatore può esdebitarsi, ossia cancellare tutti i debiti senza essere costretto a pagare per tutta la vita!

Corso Perfezionamento Gestore Crisi Impresa | Avvocato Gianluca MengoniCon il D.M. 24/9/2014 n. 202 è stato istituito il registro degli ORGANISMI relativi alla gestione della CRISI da SOVRAINDEBITAMENTO. Nel registro possono essere iscritti a domanda, gli organismi costituiti dai Comuni, dalla Province, dalle Regioni, dalle Camere di Commercio e dagli Ordini Professionali degli avvocati, commercialisti e notai. Il requisito per essere iscritti come Gestori all’interno di questo Organismo è il possesso di una specifica formazione acquisita tramite la partecipazione a corsi di perfezionamento in convenzione con l’Università. L’avv. Gianluca Mengoni ha acquisito tale specializzazione partecipando al corso organizzato dall’Università di Camerino “Corso di Perfezionamento Gestore della Crisi d’Impresa” in collaborazione con l’associazione Europea Protezione Dati Personali, tenutosi in Ancona nei giorni 10,11,12 e 17,18,19 novembre 2016 ed è abilitato ad assumere incarichi relativi al sovraindebitamento.
Attestato Corso Perfezionamento Gestore Crisi Impresa” (formato .pdf)

 
I Procedimenti Di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento e di Liquidazione del Patrimonio | Avvocato Gianluca Mengoni></a>L’avvocato Gianluca Mengoni è costantemente aggiornato sull’argomento, a testimonianza di ciò riportiamo l’attestato di partecipazione relativo al corso formativo e di aggiornamento <em><strong>“I Procedimenti Di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento e di Liquidazione del Patrimonio”</strong></em><br />
► <u><b><a href=Attestato Corso Formativo” (formato .pdf)

 

 

PRESUPPOSTI

Innanzitutto il debito deve essere di ammontare tale da non permettere al consumatore di risanarlo con il proprio patrimonio, insomma deve trovarsi in stato di sovraindebitamento. Si tratta di una definizione molto ampia che consente di includere nella procedura un gran numero di casi, ad esempio quando non si riesce a pagare rate di finanziamento, mutuo, ecc…

CHI PUÒ ACCEDERE ALLA PROCEDURA?

– Piccoli imprenditori non soggetti al fallimento;
– Imprenditori agricoli;
– Lavoratori autonomi;
– Professionisti;
– Fondazioni e associazioni;
– Consumatori

L’ORGANISMO COMPOSIZIONE CRISI (O.C.C.)

Per poter accedere alla procedura, il debitore deve rivolgersi all’O.C.C. (Organismo Composizione Crisi) con sede nel circondario del Tribunale del luogo ove il consumatore ha la residenza o sede: saranno costituiti presso Camere Commercio, Ordini Professionali, Comuni, Province, Regioni.

PROCEDURE COMPOSIZIONE DELLA CRISI

1. Accordo con i creditori
2. Piano del consumatore
3. Liquidazione dei beni

ACCORDO CON I CREDITORI

Questa procedura che può essere richiesta per debiti legati all’attività professionale o di impresa si instaura con l’assistenza dell’O.C.C depositando un piano di ristrutturazione dei debiti presso il Tribunale.
È possibile prevedere il pagamento parziale dei crediti privilegiati, mentre per i tributi è prevista solo una dilazione.
Il Tribunale dopo aver verificato i presupposti:
– fissa l’udienza dei creditori;
– dispone la pubblicazione della proposta e del decreto;
– stabilisce che non possono essere iniziate o proseguite le azioni esecutive;
– la proposta del debitore per essere omologata dal Tribunale deve ottenere il consenso dei creditori che rappresentino almeno il 60% dell’ammontare dei crediti.

PIANO DEL CONSUMATORE

Questa procedura si rivolge ai consumatori, ossia alle persona fisiche che hanno contratto debiti solo per scopi estranei all’attività imprenditoriale. A differenza del precedente “Accordo con i creditori”, in questo caso non è necessario il consenso dei creditori, ma è sufficiente la positiva delibera del Tribunale sulla fattibilità dello stesso.
Di qui l’obbligo specifico rappresentato dalla redazione a cura dell’O.C.C. di una relazione particolareggiata da allegare al piano del consumatore e contenente:
– indicazione delle cause di indebitamento e diligenza del consumatore nell’assumere tali obbligazioni;
– esposizione delle ragioni dell’incapacità di adempiere;
– resoconto solvibilità del consumatore ultimi 5 anni;
– indicazione eventuali atti del debitore impugnati dai creditori;
– la probabile convenienza del piano rispetto alla liquidazione dei beni
Poiché la proposta del piano non sarà portata all’esame dei creditori, il Tribunale non solo dovrà verificare la fattibilità, ma anche valutare la meritevolezza e l’assenza di colpa nell’assumere obbligazioni eccessive rispetto alla sua capacità di rimborso.
Come per l’Accordo, anche il Piano omologato è obbligatorio per tutti i creditori e il pagamento dei debiti potrà avvenire attraverso qualsiasi forma, anche mediante la cessione di crediti futuri a condizione che siano determinabili (es. redditi lavoro dipendente, redditi da pensione, redditi da locazione ecc…)

LIQUIDAZIONE DEI BENI DEL DEBITORE

Questa procedura è la conseguenza della mancata realizzazione delle due precedenti. In particolare:
– annullamento dell’accordo per fatto imputabile al creditore;
– cessazione dell’omologazione del Tribunale per compimento da parte del debitore di atti in frode alla legge.

DOCUMENTI CHE DEVE DEPOSITARE IL DEBITORE

1. Elenco di tutti i creditori con indicazione delle somme dovute;
2. Elenco tutti beni del debitore e degli eventuali atti di disposizione compiuti ultimi 5 anni;
3. Dichiarazione redditi ultimi 3 anni;
4. Attestazione fattibilità del piano a cura dell’O.C.C.;
5. Elenco spese correnti necessarie per sostentamento del debitore e della famiglia e certificato stato di famiglia

VANTAGGI DELLA PROCEDURA ANALIZZANDO ALCUNE PRONUNCE DI TRIBUNALI

Le procedure sopra elencate, anche se qui spiegate in maniera semplice, all’atto pratico sono molto complesse da predisporre, per cui prima di rivolgersi all’Organismo Composizione Crisi (O.C.C.) è vivamente consigliabile farsi assistere da un avvocato.
Esaminando brevemente alcune pronunce di Tribunali, i vantaggi economici che ne possono scaturire per il debitore sono notevoli, oltre a quello esistenziale di potersi liberare con un colpo di spugna di tutte le pendenze e ricominciare da zero; una grande opportunità non prevista nel ns. ordinamento legislativo prima della Legge 3/2012 e del decreto attuativo DM 202/2014.

Tribunale di Napoli decreto del 28/10/15 omologa piano del consumatore
Nel caso di specie i debiti del consumatore erano i seguenti:
– € 251.000 per contratto di mutuo con garanzia ipotecaria su casa di mq. 82;
– € 1.990,00 prestito personale;
– € 5.600,00 debito verso un avvocato;
Attivo del consumatore:
– appartamento mq. 82, stimato in seguito alla richiesta dell’OSSERVATORIO AGENZIA ENTRATE in € 125.000,00 (quasi le metà del mutuo);
– autovettura € 1.500;
– arredi casa € 1.300;
– saldo c/c € 143,00;
– reddito lavoro dipendente € 1.525,00
A fronte di un debito originario di € 258.000,00 il Tribunale omologa il piano per esdebitazione con una somma di € 138.000,00 con versamento di 213 rate mensili di € 650,00.

Tribunale di Pistoia decreto del 28/2/14 omologa piano del consumatore
Nel caso di specie il consumatore aveva una esposizione debitoria di € 43.290,00 con i seguenti creditori:
– € 39.950,00 contratto finanziamento;
– € 2.569,00 scoperto di c/c;
– € 764,00 utenze non pagate;
L’attivo era costituito da un reddito da lavoro dipendente di € 1.100,00 fino al 2008, poi veniva licenziato nel 2009 e percepiva indennità di mobilità. Nel 2013 con il compimento del 65° anno percepiva la pensione di invalidità.
A fronte di un debito originario di € 43.290,00 il Tribunale omologa il piano per esdebitazione con una somma di € 12.000,00 inizialmente pagando rate da € 15,00 e con il percepimento della pensione € 200,00 fino all’estinzione, da attribuire proporzionalmente a ciascun creditore.

Tribunale di Busto Arsizio decreto15/9/ 2014 omologa piano con taglio debito Equitalia
Nel caso di specie in consumatore aveva un debito con Equitalia di € 87.000,00 per tributi non pagati.
Il Tribunale ha omologato il piano prevedendo una esdebitazione dell’87% pagando € 11.200,00 sulla base delle possibilità attuali della debitrice.

ALCUNE PRONUNCE DI RIGETTO ALLA PROCEDURA DI SOVRAINDEBITAMENTO

Tribunale di Reggio Emilia ordinanza del 11/3/2015 rigetto domanda omologazione per atto in frode ai creditori.
La Legge 3/12 prescrive di verificare prima di presentare il ricorso per l’accesso alla procedura se il debitore abbia compiuto atti in frode ai creditori. Nel caso di specie il debitore con scrittura privata autenticata aveva in data 31/3/2014 costituito un trust (istituto giuridico previsto nel diritto anglosassone simile al ns. fondo patrimoniale) con lo scopo di preservare l’integrità del patrimonio personale e garantire i suoi eredi da eventuali vicende personali. Il debitore con successivo atto conferiva nel trust la quota di proprietà di due immobili. Com’è noto le finalità perseguite attraverso il trust possono essere oltre che lecite, anche illecite, quali quelle elusive di norme imperative, di evasione fiscale, di riciclaggio ecc. In conclusione il Giudice rileva che si tratta di un trust diretto a sottrarre alla garanzia generica dei creditori i beni oggetto del conferimento e pertanto, sussistendo un atto in frode compiuto dal debitore in data anteriore alla presentazione del ricorso per sovraindebitamento, l’accordo proposto ai creditori non può essere omologato.
A nulla rileva che l’accordo sia più conveniente rispetto ad una esecuzione ordinaria contro il debitore, né che i creditori abbaiano dato consenso alla proposta.

Tribunale di Ravenna decreto del 17/12/2014 provvedimento rigetto piano del consumatore per aver assunto obbligazioni senza ragionevole prospettiva di adempiere.
Nel caso di specie il ricorrente nell’aprile del 2006 aveva acceso un mutuo di € 185.000,00 per l’acquisto di un immobile pagando una rata di circa € 1.000,00. Successivamente i debitore aveva ricorso ad una pluralità di finanziamenti personali e precisamente:
-in data 11/9/07 stipulava un prestito con FIDITALIA di € 34.000,00 con rimborso rateale di 96 mensilità pari ciascuna ad € 463,00.
-in data 31/3/09 sottoscriveva altro finanziamento con AGOS per un importo di € 29.000,00 con rimborso rateale di € 409,00 mensili.
-in data 30/4/09 altro contratto di prestito con COMPASS di € 17.500,00
Alla luce di quanto sopra, il ricorso continuativo e temporalmente ravvicinato a più fonti di finanziamento appare eccessivo anche per la disponibilità reddituale. A Tale riguardo l’art. 12 bis Legge 3/2012 prevede quale causa ostativa all’omologazione del piano del consumatore, quando ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.
Il Giudice rigetta l’istanza di ammissione alla procedura.

Tribunale di Pistoia, decreto 17/11/2014 revoca decreto di omologa della procedura di sovraindebitamento.
La finanziaria COMPASS aveva proposto reclamo ai sensi degli art. 12, 12bis legge 3/2012 avverso il decreto con il quale il Giudice del sovraindebitamento aveva omologato il piano del consumatore.
Il reclamante nella qualità di creditore che aveva concesso un finanziamento di € 31.000,00 garantito dalla cessione della propria pensione INPS nella misura di 1/5 rilavava l’assenza delle condizioni di meritevolezza ai sensi dell’art. 12 bis com. 3 Legge 3/2012 per palese negligenza da parte del debitore, perché al momento della cessione del 1/5 non poteva non essere consapevole della propria difficoltà finanziaria.
Il reclamo viene accolto per il principio della meritevolezza, cioè quando il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevolezza prospettiva di poterle adempiere ovvero abbia colposamente determinato il sovraindebitamento anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.
Il Giudice in seguito al reclamo ha effettuato il giudizio valutativo, argomentando che l’iniziale incidenza debitoria del 37% sul reddito familiare non era tale da compromettere il regolare adempimento. Con l’assunzione di un nuovo finanziamento e l’incidenza arrivata al 61% sul reddito, ha fatto venir meno il 1° criterio di meritevolezza.
Quando il sovraindebitamento sia stato determinato per colpa del debitore, si parla di 2° criterio di meritevolezza; a titolo esemplificativo l’indebitamento non è colposo quando: accidentale accadimento che alteri in senso negativo la capacità di reddito, infortuni, malattie con cure costose, perdita di lavoro o riduzione per causa non imputabile al debitore, oneri derivanti da separazione, impossibilità incassare crediti ecc.

CONCLUSIONI

Con questa breve descrizione ho cercato di far comprendere i vantaggi concreti che questa Legge offre: naturalmente non tutti i richiedenti avranno i requisiti per accedervi – sono state appunto esposte alcune sentenze di rigetto in modo che il debitore si possa rendere conto meglio della effettiva possibilità di accedervi. per cui lo Studio Legale Avv. Gianluca Mengoni è disponibile a fornire consulenza e assistenza per valutare se ci siano le condizioni per proporre la domanda.

È possibile scaricare la versione .pdf dell’articolo:
“Sovraindebitamento: liberati dai debiti con la nuova procedura!” (formato .pdf)

Sovraindebitamento: come liberarsi dai debiti con la nuova procedura (legge 3/2012) | Avvocato Gianluca Mengoni

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Danni da insidie stradali: come ottenere il risarcimento https://www.avvocatogianlucamengoni.it/693/danni-insidie-stradali-come-ottenere-risarcimento Tue, 03 Jun 2014 19:11:13 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=693 Sei rimasto coinvolto in un sinistro a causa di una caduta in una buca presente sul manto stradale, o per la presenza di materiale pericoloso sull’asfalto (olio, ghiaia, ghiaccio ecc), per marciapiedi sconnessi, per guardrail non in sicurezza, o ancora, per crollo improvviso di alberi, vegetazione che provoca mancanza di visibilità, caditoie non a raso ...

L'articolo: Danni da insidie stradali: come ottenere il risarcimento è stato inizialmente pubblicato sul sito Avvocato Gianluca Mengoni.

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Hai bisogno di un consulto su questo argomento? Rivolgiti all’Avvocato OnLine!

Sei rimasto coinvolto in un sinistro a causa di una caduta in una buca presente sul manto stradale, o per la presenza di materiale pericoloso sull’asfalto (olio, ghiaia, ghiaccio ecc), per marciapiedi sconnessi, per guardrail non in sicurezza, o ancora, per crollo improvviso di alberi, vegetazione che provoca mancanza di visibilità, caditoie non a raso con il manto stradale, griglie di tombini rotte, mancanza di segnaletica ecc…? Tutti questi eventi possono provocare danni agli utenti della strada, causando lesioni fisiche e materiali per cattiva o mancata manutenzione delle strade e dei luoghi adibiti a pubblico transito.

…E ADESSO?

In tutti i casi sopra elencati e qualificabili come danni da insidia, si configura una precisa responsabilità in capo alla Pubblica Amministrazione (P.A.), la quale nella qualità di proprietaria o gestore del bene demaniale, è tenuta a risarcire i danni cagionati agli utenti a causa di sinistri stradali occorsi per omessa o insufficiente manutenzione delle rete stradale. La prima cosa da fare è inoltrare una richiesta danni per raccomandata al proprietario del bene demaniale che potrebbe essere Autostrade per l’Italia spa, la Provincia, il Comune o l’ANAS e qui serve l’assistenza di un legale per rivolgere la richiesta all’Ente competente.

ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA SULLA RESPONSABILITA DELLA P.A.

Per molti anni l’orientamento dominante in giurisprudenza è rimasto ancorato al concetto di insidia e trabocchetto, per cui la P.A. era tenuta a mantenere il patrimonio stradale in uno stato tale da impedire che l’utente potesse subire conseguenze pregiudizievoli a causa dell’esistenza di situazioni di pericolo occulte e imprevedibili. Si affermava sostanzialmente che, a causa della notevole estensione e vastità delle rete stradale pubblica e dell’uso generalizzato delle collettività, fosse impossibile per la P.A. esercitare un controllo effettivo, con conseguente onere probatorio a carico del danneggiato di dimostrare ai sensi dell’art. 2043 cc la condotta tenuta, il danno subito, il nesso di causalità (inteso come conseguenza normale fra condotta del danneggiato e sinistro) nonché l’elemento soggettivo della colpa della P.A. Praticamente si rendeva gravoso per il danneggiato provare il sinistro ed essere risarcito. Con la sentenza della Cassazione n.15384/06 si ha una rottura con il precedente orientamento e la giurisprudenza arriva ad affermare una responsabilità oggettiva della P.A. per i beni demaniali in custodia, ai sensi dell’art. 2051 cc. Ne deriva che per dimostrare la responsabilità della P.A. è sufficiente che sussista il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno arrecato. Sul paino processuale ciò comporta una grande facilitazione per il danneggiato che dovrà soltanto fornire la prova dell’evento dannoso in cui è stato coinvolto e del nesso di causalità e cioè che il sinistro si è verificato come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa. (sentenza Cassazione n.79637/12). La P.A. per esimersi dalla responsabilità, dovrà provare che il sinistro si è verificato per un caso fortuito o comportamento del danneggiato.

CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITA’ DELLA P.A.

IL CASO FORTUITO

Una volta dimostrato il nesso di causalità tra l’insidia stradale (buca ecc.) e il danno, è sempre configurabile la responsabilità del custode, a meno che la P.A. dimostri che l’evento lesivo si è verificato a seguito del c.d. caso fortuito riconducibile non alla cosa (buca ecc.) ma ad un elemento esterno avente i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità e inevitabilità che può essere costituita dalla forza maggiore, dal fatto del terzo o dallo stesso danneggiato. Per far comprendere meglio al lettore, la giurisprudenza ha considerato casi di forza maggiore, il temporale, il nubifragio o la calamità naturale, tenendo conto della particolare intensità ed eccezionalità del fenomeno. Un esempio di esclusione della responsabilità della P.A. per fatto del terzo può essere il caso del cantiere stradale, in cui l’area risulti completamente recintata e affidata all’esclusiva custodia dell’appaltatore e pertanto dei danni subiti ne risponderà soltanto lui.

LA CONDOTTA DEL DANNEGGIATO

Un’altra causa di esclusione di responsabilità per la P.A. o per lo meno di un concorso di colpa è costituita dalla condotta del danneggiato. Gli utenti della strada sono gravati pertanto secondo il principio di autoresponsabilità codificato dall’art. 1227 c.c. di un dovere generale di attenzione e diligenza, in base al quale il comportamento del soggetto danneggiato contrario alla c.d. ordinaria diligenza, può incidere sulla responsabilità della P.A. fino a limitarla o addirittura escluderla. Sarà onere della P.A. provare che l’evento dannoso sia stato, in tutto o in parte, determinato dal comportamento stesso del danneggiato, mentre sarà onere del danneggiato dimostrare il contrario. Un esempio potrebbe essere la presenza di un ostacolo (dislivello di ghiaia), evitabile con un maggior livello di attenzione ad escludere la responsabilità della P.A. o ancora l’utilizzo improprio del bene demaniale rispetto all’ordinaria destinazione.

COME SI COMPORTANO LE COMPAGNIE ASSICURATRICI DEGLI ENTI PUBBLICI

Per esperienza professionale, difficilmente si riesce ad essere risarciti al 100% in quanto le assicurazioni cercano sempre di trovare una causa di esclusione delle responsabilità per fatto imputabile al danneggiato e la maggior parte dei sinistri vengono liquidati in concorso di colpa, sempre che il danneggiato provi il sinistro con documentazione fotografica, testimoni o meglio ancora con l’intervento delle Autorità. Il mio consiglio è quello di acquisire nell’immediatezza dell’evento tutte le prove e farsi assistere da un legale

L’AVVOCATO MENGONI ESAMINA ALCUNE CASISTICHE DI INSIDIA STRADALE

E’ interessante esaminare come la giurisprudenza si sia pronunciata su alcune casistiche:
Caduta nella buca – La Cassazione con sentenza n.19154/12 ha ribadito che il cittadino che cade nella buca nella piazza del paese, ha diritto al risarcimento da parte del Comune, a meno che non sia provato che il dissesto si è verificato in modo improvviso e imprevedibile o che il danneggiato abbia avuto una condotta imprudente.
Pneumatico abbandonato sulla sede stradale – La Cassazione con sentenza n.783/13 ha esaminato il caso di un autotrasportatore che veniva a collisione con un pneumatico con cerchione, abbandonato sulla carreggiata all’interno di una galleria; la convenuta Autostrade per l’Italia spa ha sostenuta la mancanza di responsabilità per caso fortuito. La Corte ha affermato l’esistenza dell’insidia in quanto l’Autostrada era stata avvertita delle presenza dell’ostacolo da più di tre ore prima del sinistro, senza che si fosse adoperata per rimettere la strada in condizioni di sicurezza.
Guard-rail non in sicurezza – La Cassazione Penale con sentenza n.30190/13 ha condannato per omicidio colposo i vertici del Consorzio Autostrade Siciliane, per la morte di quattro giovani precipitati con l’auto da un viadotto alto 50mt, dopo aver urtato il guard-rail di sinistra e sfondato quello di destra. La presenza di barriere inadeguate hanno rappresentato una vera e propria insidia per gli inconsapevoli automobilisti, non avvisati da nessuna segnaletica di pericolo e oltre al fatto che i recenti lavori di bitumatura avevano abbassato ulteriormente l’altezza già insufficiente delle barriere di contenimento. I periti nominati dal Giudice sono arrivati alla conclusione che in caso di installazione di una barriera per bordo ponte ad elevata capacità di contenimento (classe H4) il veicolo dei ragazzi sarebbe stato contenuto in carreggiata e per gli occupanti si sarebbero verificate, con ogni probabilità soltanto lesioni con medie entità.
Scala Mobile – Anche i danni dall’utilizzo di scala mobile può costituire insidia, con la conseguenza che l’Ente pubblico avendo la custodia, risponde dei danni subiti dal cittadino a causa della caduta, a meno che dimostri che il danno si è verificato per caso fortuito o colpa del danneggiato (Tribunale di Roma 21/7/83)
Impianto semaforico – Ricorre la situazione di insidia nel caso di un semaforo che ad un incrocio stradale segnali luce verde per i veicoli provenienti da una data direzione di marcia e proietti luce intermittente ovvero nessuna luce per i veicoli provenienti dalla direzione di marcia perpendicolare rispetto alla prima (Tribunale di Firenze 23/11/94)
Fascia d’acqua – Si ritiene insidia la presenza di una fascia d’acqua che attraversa tutta le sede stradale in prossimità di una curva, sia perché non segnalata e non visibile, sia perché non prevedibile, essendosi il fatto verificatosi in una giornata di sole. (sentenza Cassazione n.3630/97)
Lastra ghiacciata – E’ considerata insidia la presenza sulla strada di una lastra ghiacciata, non derivante da una precedente nevicata ma dal repentino raffreddamento di una superficie umida (Tribunale di Spoleto 8/2/92).

RICHIEDI UN PARERE ONLINE

L’avv. Gianluca Mengoni con il servizio “Avvocato OnLine” vi può dare un parere preliminare sulla risarcibilità o meno del sinistro in cui siete rimasti coinvolti, evitando così inutili spese mediche o anche legali che non vi saranno rimborsate, inviando per email la documentazione fotografica del luogo sinistro e dettagliata descrizione delle dinamica e indicazione dell’Ente proprietario della strada. Nel caso di parere positivo, potete conferire all’avv. Mengoni mandato per richiedere il risarcimento; il fatto della lontananza fra cliente e avvocato non costituisce difficoltà, perché una volta acquisita la documentazione il sinistro viene trattato con la Compagnia Assicurativa.

COSTO

Per la procedura di richiesta danni da insidie stradali, l’avv. Mengoni richiede soltanto la somma di €20 per l’invio delle raccomandate all’Ente Pubblico e alla Compagnia Assicurativa, dopo di che, nel caso di liquidazione del sinistro, l’avvocato sarà pagato dalla compagnia assicuratrice.

PROCEDURA PER RISARCIMENTO DANNI DA INSIDIA STRADALE

I tempi per ottenere il pagamento sono piuttosto lunghi, sia per gli accertamenti dello stato dei luoghi e anche perché vie è la tendenza degli Enti di pagare direttamente i risarcimenti per sinistri di modeste entità. Una volta verificatosi il sinistro occorre:
1. Inoltrare richiesta danni all’Ente Pubblico di competenze e Compagnia Assicurativa
2. Acquisire verbale delle autorità se intervenute oppure effettuare rilievo fotografico luogo del sinistro con eventuali testimonianze.
3. Se avete subito lesioni, effettuare certificazione medica fino alla guarigione ed eventuale perizia medico-legale
4. Se la vostra auto ha subito danni materiali, effettuare preventivo riparazione presso carrozzeria
5. La Compagnia assicurativa se riterrà risarcibile il sinistro, provvederà ad incaricare perito per danni materiali e medico per visita.
6. Una volta acquisita tutta la documentazione, l’avvocato provvederà alla trattazione del sinistro

ALCUNE CASISTICHE DI INSIDIE STRADALI TRATTATE DALL’AVVOCATO MENGONI

(clicca sulle immagini per ingrandire)

A Cuneo per mancanza guardrail lungo la strada, un auto finisce in un torrente. Chiara responsabilità dell'Ente competente. In Ancona a causa di caditoie otturate in seguito a temporale, si è creato in un avvallamento stradale un effetto piscina in cui l'automobilista è rimasto in panne con danneggiamento del motore dell'auto. Insidia stradale: a Monza isola spartitraffico senza segnaletica verticale e quella orizzontale poco visibile. Classico sanpietrino dissestato e non visibile perché ricoperto d'acqua. Recente sentenza della Cassazione riconosce la responsabilità per mancata custodia dell'Ente competente. Buca su asfalto nel Comune di Vibo Valentia con conseguente caduta di ciclista Corriere Adriatico articolo Insidie Stradali | Avvocato Gianluca Mengoni
 
 
L’ultima immagine (fonte: Corriere Adriatico) vuole porre all’attenzione degli utenti un caso emblematico in materia di insidie stradali verificatosi nel Comune di Ancona, dove un passante cade a causa di un marciapiede rotto e instaura un giudizio di risarcimento danni contro il Comune. Il Tribunale rigetta la richiesta motivandola che le “condizioni della strada erano pienamente visibili a chi con un minimo di attenzione percorreva la strada a piedi” condannando il richiedente a risarcire il Comune per € 13.430 per spese legali.
Il consiglio che possiamo dare è di essere molto prudenti prima di instaurare giudizi di risarcimento per questo tipo di danni, soprattutto avanti ai Tribunali, mentre più disponibili sono i Giudici di Pace. Il servizio Avvocato onLine ha proprio lo scopo di dare una valutazione in base alla nostra esperienza sull’esistenza o meno dei presupposti per tali tipi di risarcimenti.
 
 

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Quando lei ci rifiuta… Percorsi di coppia per evitare una separazione https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1162/ci-rifiuta-percorsi-coppia-evitare-separazione Mon, 02 Jun 2014 17:07:57 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1162 Quanti pensieri ci assalgono quando lei ci rifiuta. Avrà un altro, non mi ama più, è malata o semplicemente non prova più desiderio? Certo non è un buon segnale essere messi da parte sistematicamente senza motivo. Passi la prima volta, la seconda c’è la scusa che è stanca, poi ha mal di testa, ma ad ...

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Quanti pensieri ci assalgono quando lei ci rifiuta. Avrà un altro, non mi ama più, è malata o semplicemente non prova più desiderio?

Certo non è un buon segnale essere messi da parte sistematicamente senza motivo. Passi la prima volta, la seconda c’è la scusa che è stanca, poi ha mal di testa, ma ad un certo punto viene da chiedersi: ma io, nella tua vita, che ruolo occupo? In realtà i motivi di un rifiuto sistematico possono essere tanti, dalla nascita di un figlio, al cambiamento professionale da lavoratrice dipendente a mamma e moglie full-time, ma tutti hanno a che fare con una crisi latente che capita fisiologicamente ad un gran numero di donne e le domande sospettose che vi ponete potrebbero rivelare molto di più di quello che potreste scoprire. Certo è che si può ridurre tutto ad un momento passeggero, se amate veramente la vostra compagna, siate rispettosi e soprattutto ascoltatela in maniera empatica. È inutile farle pressioni o affrettare gli eventi. Le scenate poi non farebbero altro che peggiorare le cose. A volte capita nella vita che ci si senta stanchi ed annoiati, che non si desiderino più le stesse cose di prima, se ciò non accadesse, non saremmo umani. Magari tutto passa e si ritrovano con entusiasmo le stesse emozioni di prima, gli stessi affetti e gli stessi desideri.

Qual’ora il tempo passasse senza esiti positivi e cambiamenti significativi, in genere un periodo superiore a sei mesi, è il momento di far affidamento a professionisti Psicologi e Sessuologi Clinici che si occupano della coppia e della loro relazione. Prima di chiedere una separazione per crisi coniugale, prima soprattutto che rabbia e frustrazione diventino i protagonisti della vostra relazione, prendetevi per mano ed accompagnatevi in uno studio professionale da uno specialista che vi accogliera’ fisicamente ed emotivamente e soprattutto ascoltera’ il filo della vostra storia unica e speciale che ad un certo punto avete perso e che insieme potreste avere il piacere di ritrovare e renderlo piu’ forte!

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I giovani e le nuove dipendenze https://www.avvocatogianlucamengoni.it/1160/giovani-le-nuove-dipendenze Mon, 02 Jun 2014 15:50:16 +0000 http://www.avvocatogianlucamengoni.it/?p=1160 Negli ultimi anni ci siamo imbattuti spesso in notizie riguardanti il comportamento anomalo dei nostri adolescenti, nuove modalita’ di esperire la vita sociale e la ricerca della trasgressione caratterizzano i fatti che sono balzati recentemente alla cronaca. Ma è proprio la nostra societa’ a nutrire i nostri giovani, il potere mass mediatico di trasmissioni (reality), ...

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Negli ultimi anni ci siamo imbattuti spesso in notizie riguardanti il comportamento anomalo dei nostri adolescenti, nuove modalita’ di esperire la vita sociale e la ricerca della trasgressione caratterizzano i fatti che sono balzati recentemente alla cronaca.

Ma è proprio la nostra societa’ a nutrire i nostri giovani, il potere mass mediatico di trasmissioni (reality), dove l’esibire, il mostrarsi in tutto il proprio edonismo e il privato viene sbandierato in piazza, ha creato nuove parole chiavi del linguaggio adolescenziale: esporre, ostentare, mostrare.
Questo ci ha portato a pensare ai giovani come bisognosi di trasgressione, quando al contrario sono alla perenne ricerca di sensazioni, anche estreme ed eccessive.
I nostri giovani non sono altro che il risultato di un processo mediatico – comunicativo in cui la relazione duale avviene oggi tra l’Io e cyberspazio, cioe’ chiunque, senza cosi’ l’importante e fondamentale determinazione del discriminante, che serve a scegliere consapevolmente amicizie e conoscenti, con i relativi rischi. E’ proprio qua che il genitore deve intervenire accostandosi ed affiancandosi al proprio figlio senza sopraffarlo.
Ognuno di noi sa meglio di tutti come porsi con il proprio figlio, e allora si cerca di leggere tra le righe i suoi comportamenti e se si intuisce che ha bisogno, si deve aiutarlo ma senza sostituirsi a lui. Gli adulti ovviamente sono piu’ abili e capaci ma il problema e’ soffermarsi ed insegnarlo anche ai nostri figli trovando spazio e tempi giusti…per la loro comprensione ed il loro divenire adulti.

Dobbiamo pensare ai nostri giovani e adolescenti come “vittime passive“ di una vita moderna che li investe con stimoli fortissimi e che, come un ciclone, li travolge rendendoli dipendenti da essa, cosi’ da spingerli poi a ricercare quel brivido che li disinibisce e li rendi quasi immortali.

dott.ssa Marianna Agostinelli

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